da Varese, le odierne peripezie ed i mille interessi di una stramba famiglia di tatuatori!

Ho sempre pensato che la mia vita è piena di gente interessante e folkloristica, di gente colorata e gente molto dark,
di occasioni speciali, di fotografie, libri e scambi di informazioni...
Vorrei queste pagine fossero un'occasione per contaminarci e sorriderci su!!!!


Se desiderate contattarmi per qualsiasi chiarimento, opinione o scambio di vedute mi trovate qua: artistichousewife@hotmail.it
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mercoledì 26 febbraio 2014

VI PRESENTO SILVIA, LE SUE FOTO E IL SUO BLOG!

Matteo è romano.
Silvia toscana.
Insieme sono una vera bomba: interessanti, simpatici, sensibili, insomma  tutto quello che si potrebbe chiedere per trascorrere del tempo in buona compagnia.
A Silvia piace sperimentare sia con le foto che in cucina e vi consiglio di dare un'occhiata alla sua sensibilità creativa che si rende ben visibile sia nel cibo che nelle sue immagini.
 
Il suo blog questo: http://lalolacook.blogspot.it/
 
 
questa una selezione delle sue foto durante le sedute di Matteo, la sua dolce metà:
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Silvia mi è venuta a trovare settimana scorsa e, visto che dovevo fare la ricetta per la mia collaborazione culinaria su www.luukmagazine.com , ci siamo cimentate in due in un pomeriggio tra i fornelli. E' stato un aiuto fondamentale per la riuscita del mio aperitivo di carnevale in chiave vegan. Un'esperienza che spero di ripetere presto perché perdersi via tra chiacchiere e ingredienti semplici è un ottimo modo per conoscersi e condividere una bella (e buona) giornata insieme!
 
I suoi scatti della giornata:
 
 
 
 
 
 
 
 
Grazie Silvia, ti aspetto eh!
 
 
 
 

sabato 3 agosto 2013

VEGAN COOKBOOK BY ARTISTICHOUSEWIFE

Tra le tante cose che sto mettendo in opera c'è anche il tanto desiderato e posticipato book di cucina vegan dal mio punto di vista e di gusto.
Luigi ne è felice perchè così mangerà come se fosse domenica ahahaha ogni giorno!

Io intanto sto organizzando ricette, testi, foto dei piatti e organizzazione per la foto di copertina che mi farà scattare dal bravissimo Cesare (se volete date un'occhiata www.inblackphoto.tumblr.com) e che scatteremo a casa di un amico. 

Intanto vi faccio venire fame e voglia di cucinare qualcosa di differente :-)




domenica 5 febbraio 2012

carciofi alla giudia

Oggi sto davvero meglio, ancora intasatissima ma inizio a vedere la luce alla fine del lungo tunnel!
Wow! Che influenzona questa! E luigi da ieri non sta neanche lui un gran bene, niente febbre ma raffreddore e tosse incombenti!

Una delle cose che mi mancano di più da quando lavoro fuori casa è il tempo che prima dedicavo ai fornelli e alle delizie.
Oggi però mi sono concessa un peccato di gola e ho cucinato i carciofi alla giudia, ricetta che ho anelato per tanto tempo e cercato di carpire da tutti i romani che conosco!

L'origine di questo piatto è da ricercarsi nella tradizione del ghetto ebraico di Roma.
Il carciofo alla giudia veniva preparato e mangiato soprattutto nel periodo della ricorrenza di Kippur, chiamata anche festa dell'espiazione. Durante questa ricorrenza gli ebrei si sottopongono ad un giorno di digiuno totale, in cui ci si astiene non solo dal mangiare e dal bere, ma anche da qualsiasi attività lavorativa e ricreativa, dedicandosi esclusivamente alla preghiera.
Trascorse le 24 ore di digiuno, gli Ebrei solitamente mangiavano i carciofi che per questo motivo furono chiamati "alla giudia".

Ingredienti x 4 persone:
4 carciofi, uno a commensale se non troppo famelici o golosi altrimenti 2 a persona, varietà mammole (quella senza spine)
2 limoni
sale e pepe fresco
olio (la ricetta originaria prevede olio d'oliva ma io preferisco quello di semi)

*Spremete il succo di due limoni in una ciotola capiente e aggiungete l'acqua sino a metà.

*Eliminate le foglie esterne di ogni carciofo e, con un coltellino ben affilato, eliminate partendo dalle prime foglie esterne la parte violacea dei petali eseguendo un taglio quasi a triangolo.
Proseguite a scalare con tutte le foglie sino all'apice e poi tagliate ruotando la lama a spirale sino ad ottenere un carciofo a forma di pallina/fiore.
In internet ci sono molti tutorial sul taglio dei carciofi, la mia tecnica si rifà a quello che ho visto fare dall'ortolano dove Mallo, da bravo romano acquista i suoi carciofi e dove glieli puliscono e preparano al momento :-)
Tagliate i gambi se più lunghi di 5/6 cm e pelateli con il coltello eliminando la parte verde più esterna e trovando l'anima bianca.

* Dopo averli tagliati, strofinateli con la metà dei limoni spremuti in modo che non ossidino e metteteli a bagno nell'acqua acidula.

* Intanto scaldate l'olio sino a 140°. Quest'anno "Babbo Natale Luigi" mi ha regalato parecchie chicche da cucinera, tra questi, un super professional termometro per le fritture!

* Scolate i carciofi e asciugateli bene con la carta da cucina. Salateli e pepateli sia sulle foglie che sul gambo. Quando l'olio è in temperatura fateli cuocere insieme ai gambi per un massimo di 5/6 minuti e poi scolateli e poneteli sulla carta scottex a raffreddare per 10 minuti.

* Ora che sono tiepidi apriteli con le mani come fossero fiori, salateli e pepateli nuovamente.

* Riscaldate l'olio sino a 180° e, aiutandovi con una pinza e una forchetta, immergetevi nuovamente i carciofi a testa in giù e fateli cuocere per alcuni minuti sino a che i petali non diventino aperti come fiori.

* Scolateli di nuovo, salate e pepate definitivamente.



Sentirete che buoni! Luigi li vorrebbe rifare al volo... viziato!

martedì 27 dicembre 2011

segreti di spezie!

Come vi avevo accennato ho ricevuto una fantastica collezione di spezie fresche dall'India e, visto che questo è il mio blog e ogni tanto si parla anche dei segreti della cucina, oggi volevo dedicare un paragrafo a parte per queste fantastiche erbe che si trasformano in piccole magie culinarie!

PEPERONCINO
Nomi comuni: capsico, pepe d'India, pimento
Famiglia: solanacee
Pianta: erbacea, annuale o perenne, alta sino a 1 metro

Originario dell'America meridionale, non esiste allo stato spontaneo ma viene coltivato ovunque per il suo largo impiego in cucina. Nei climi più temperati si semina in primavera in piena terra, nei climi più freddi occorre seminarlo in cassetta a Febbraio per poi piantumarlo in Aprile.

Quando si raccoglie: in agosto

Come si conserva: si staccano i frutti e si infilano con del filo robusto o un piccolo spago a formare delle collane che si lasciano appese ad essiccare. Si conserva così legato o tagliato a pezzetti in barattoli di vetro.

Proprietà mediche e uso alternativo: la sua azione eupeptica e antisettica lo rende indicato non solo nell'uso culinario per il piacevole gusto ma soprattutto come sostanza curativa.
Esso ha la proprietà di aumentare la salivazione e stimolare le ghiandole surrenali ed è un ottimo espettorante e antireumatico.
Per il suo elevato contenuto di vitamina C risulta un eccellente antiscorbutico.
Per quanto riguarda l'uso esterno il peperoncino può essere impiegato per la sua azione antinevralgica, contro le infiammazioni artitritiche e contratture muscolari tenedo presente però che la sua polpa ridotta in pasta e applicata in cataplasma può facilmente produrre vescicole.
E' bene pertanto ricorrere a preparati a base di polvere a basso dosaggio.
In campo cosmetico il peperoncino viene utilizzato per le sue proprietà stimolanti; si trova sia nelle creme anticellulite, sia nelle lozioni per la caduta dei capelli.



CURCUMA
Nomi comuni: zafferano delle Indie
Famiglia: zingiberacee
Pianta: erbacea, rizomatosa

Nativa dell'India e del Sud dell'Indonesia, è largamente coltivata nel continente e nelle Isole dell'Oceano Indiano. Dal suo rizoma viene ricavata una polvere gialla, utilizzata come colorante e come ingrediente per la preparazione della mostarda inglese e del curry. Nei paesi europei non può essere coltivata a causa del clima non favorevole

Come si conserva: in barattoli ermetici al riparo dall'umidità.

Proprietà mediche e uso alternativo: nel nostro paese la curcuma è scarsamente impiegata. Può vantare molte virtù: efficace contro infiammazioni e contrazioni, protegge il fegato ed è usata specialmente per lo stimolo della secrezione e dell'entrata in circolo della bile, essendo quindi di grande aiuto per alleviare disturbi e intossicazioni del fegato e combattere la colecistite, la colosi biliare e la cattiva digestione in genere.
La tintura madre, benefica per chi accusa i disturbi di cui ho accennato è venduta in erboristeria e deve essere assunta nella dose di 30 gocce per 3 volte al giorno dopo i pasti in poca acqua.
Attenzione! La curcuma è sconsigliata a chi soffre di gastrite o di ulcera peptica o disturbi connessi all'eccesso di acidità.
In Asia l'acqua di curcuma, sotto forma di tonico, viene usata per le sue proprietà rinfrescanti e lenitive quale efficace doposole in caso di esposizioni prolungate.

CUMINO
Nomi comuni: anice dei Vosgi, caravita, finocchio selvatico, kummel, pestenaria
Famiglia: Ombrellifere
Pianta: erbacea, biennale, alta circa 80 cm

Molto diffuso in Europa, in Italia è presente nella fascia settentrionale. Cresce nei prati umidi delle Alpi e degli Appennini fino a oltre 200 mslm. La coltivazione si effettua seminandolo in solchi in autunno o in primavera in terreni umidi, ben esposti al sole. Quando le piantine sono nate si diradano.

Quando si raccoglie: nell'estate del secondo anno di vita della pianta, al mattino quando le infiorescenze sono umide di rugiada e i frutti non si staccano con facilità.

Come si conserva: si tagliano i fusti e si raccolgono in fasci, poi si appendono all'ombra sopra una carta in modo che i frutti si stacchino naturalmente. Si liberano quindi da eventuali impurità e si conservano in barattoli a chiusura ermetica.

Proprietà mediche e uso alternativo: il cumino cela nei propri semi un vero tesoro.
Prezioso è il suo contributo per debellare spasmi e contrazioni, per superare lo stress e vincere stati di agitazione nervosa e di insonnia.
Oltre a contribuire a risolvere gli stati infiammatori dell'intestino, stimola il funzionamento dello stomaco e della tiroide.
E' consigliato anche nei casi di irregolarità del ciclo mestruale e alle neo mamme che lamentano scarsa secrezione di latte.
Di grande efficacia, in alternativa all'infuso e alla tisana, è l'olio essenziale, per la praticità e la pronta risposta terapeutica: l'unico difetto è nel sapore, non proprio gradevole. Deve essere assunto nella dose di 3/4 gocce per 2 o 3 volte al giorno dopo i pasti. Per combattere l'insonnia se ne consigliano 5/6 gocce la sera prima di addormentarsi.
E' indispensabile attenersi alle dosi consigliate di olio essenziale, in quanto l'eccesso può provocare bruciori gastrici e altri disturbi; è comunque controindicato in gravidanza e nelle ulcere gastroduodenali.


ANICE
Nomi comuni: anice verde, cumino dolce
Famiglia: Ombrellifere
Pianta: erbacea, annuale, alta sino a 50 cm

Originario del bacino del Mediterraneo è largamente coltivato in Sicilia e in Puglia per la raccolta dei semi. Si trova raramente allo stato spontaneo. I semi per la riproduzione delle piante devono essere conservati durante l'inverno in sabbia umida, poichè seccandosi perdono le capacità germinative. Si semina dalla metà di marzo ai primi di aprile in solchi poco profondi, coprendo leggermente i semi e diradando le piantine a una distanza di 20 cm l'una dall'altra.
Il terreno deve essere molto ricco e ben esposto al sole.

Quando si raccoglie: la raccolta si effettua a fine agosto-inizio settembre nelle prime ore del mattino quando le ombrelle sono ancora umide di rugiada per evitare che, nel cogliere, i semi cadano.

Come si conserva: si recidono le ombrelle e si mettono al sole su dei fogli di carta. Quando sono ben secche si battono leggemente per far staccare i semi. Una volta separati da eventuali impurità, questi vengono conservati in barattoli a tenuta d'aria.

Proprietà mediche e uso alternativo: l'anice svolge un'azione carminativa, stomachica, antispasmodica. Se ne usano i frutti, di gusto assai gradevole, sono ottimi contro l'alitosi, aumentano la salivazione, la secrezione gastrica. Per le sue molteplici virtù, è indicato in caso di cattiva digestione.
Nella cosmesi viene utilizzato l'olio essenziale di anice, reperibile in erboristeria, miscelato in composti ad azione tonica e stimolante, per preparare bagni aromatici oppure per aromatizzare paste dentifricie.
L'olio essenziale viene impiegato anche contro le infestazioni di pidocchi e di altri parassiti del corpo. I semi, infine, possono essere conservati in sacchetti di tela per profumare la biancheria nei cassetti o negli armadi.
Alitosi: 100 gr di semi di anice in infusione in 1 litro di acqua bollente per 15 minuti. Filtrare e bere 3 tazze al giorno.
Cattiva digestione: 2 cucchiaini di semi di anice per 1 tazza d'acqua bollente. tenere in infusione per 10 minuti, filtrare e bere da 1 a 3 tazze al giorno. Oppure 20 gr di frutti di anice, cumino e finocchio in parti uguali, nonchè 10 gr di foglie di menta piperita, da mettere in infusione per 10 minuti in 1 tazza di acqua bollente. Assumerne 2 tazze al giorno, dopo i pasti.
Parassiti: 50 gr d'alcool e 50 gr d'olio essenziale di semi di anice e frizionare accuratamente le zone interessate.

CANNELLA
Nomi comuni: cannella
Famiglia: Lauracee
Pianta: albero molto aromatico alto fino a 15 m

Originaria di Ceylon e della Malesia, si riproduce sia per seme che per talea. Da noi la coltivazione non è possibile a causa del clima: si può tuttavia trovare in alcuni orti botanici a scopo di studio.

Quando si raccoglie: data l'impossibilità di coltivarla, si acquista sotto forma di bastoncini friabili di colore bruno/rosso.

Come si conserva: per mantenerne a lungo l'aroma è bene conservarla in barattoli ermetici.

Proprietà mediche e uso alternativo: per le notevoli virtù tonificanti e stimolanti e le proprietà di disinfettante intestinale e polmonare, la cannella è un prezioso ausilio cui ricorrere per aumentare le difese dell'organismo nelle malattie infettive. Si possono combattere problemi come la digestione lenta, la debolezza, l'affaticamento e inappetenza. Utile anche contro il raffreddore e il mal di gole, diarrea e dissenteria.
Digestione lenta: 15gr di cannella spezzettata in 1 litro di acqua bollente, fatta riposare coperta per 15 minuti. Filtrate e bevetene sino a 2 o 3 tazzine prima dei pasti.
Debolezza e inappetenza: lasciate macerare 100 gr di cannella tritata in 500 gr di alcool a 80° per 6 giorni, agitando la bottiglia almeno 1 volta al giorno. Filtrate e prendetene 15 gocce diluite in acqua, preferibilmente al mattino.
Raffreddore e mal di gola: portate ad ebollizione 1 bicchiere di vino, quindi, lontano dal fuoco, aggiungete 5 gr di cannella e 4 chiodi di garofano. Lasciate riposare per 5 minuti a contenitore coperto. Bevetene 1 bicchiere al giorno possibilmente a letto e ben coperti.

CORIANDOLO
Nomi comuni: colandri, erba cimicina, pitartola
Famiglia: Ombrellifere
Pianta: erbacea, perenne, alta sino a circa 70 cm

Cresce spontaneo in tutta l'Europa meridionale ma viene anche largamente coltivato per la produzione dei frutti. Naturalizzato in tutta Italia, si trova un pò ovunque, sia nei terreni incolti che nei campi coltivati. Si semina in marzo in file su terreno fertile per avere una buona produzione, ma cresce anche in terreni più poveri. Si zappa la terra, si diradano le piantine e si estirpano le erbe infestanti che possono soffocarle.

Quando si raccoglie: a luglio, quando il frutto è maturo. Poichè è molto secco, scuotendolo si apre con facilità, disperdendo i semi; va quindi raccolto di mattino presto quando la pianta è ancora umida di rugiada.

Come si conserva: si appendono le piante legate a mazzetti sopra una carta e scuotendole leggermente si lasciano cadere i frutti. Questi, una volta liberati da eventuali impurità, devono essere fatti stagionare per alcuni giorni in uno strato molto sottile in un posto fresco e ventilato, poi possono essere riposti in sacchetto o barattolo.

Proprietà mediche e uso alternativo: è un efficace stimolante delle funzioni gastriche. Ne traggono giovamento coloro che accusano digestione lenta, accumulo di gas nell'intestino e nello stomaco, nonchè dolori reumatici.
Digestione lenta: bollire per 5 minuti 1 cucchiaino di semi in 1 bicchiere d'acqua, togliere dal fuoco, coprire e lasciare in infusione per 10 minuti. Filtrare e bere 1 tazza del docotto dopo i pasti principali. Se non ne gradite il gusto potete aggiungere un pizzico di foglie di menta, che ha anche l'effetto di potenziare l'azione sui gas intestinali.

CURRY
Il Curry non è proprio una spezia ma una miscela di erbe e spezie essiccate, tritate e dosate secondo ricetta. Adottato dalla cucina inglese durante il periodo coloniale si e' diffuso quindi in Europa e oltre oceano, fino in Giamaica. Il suo gusto caratteristico e' entrato a pieno titolo nella cucina internazionale: quello utilizzato maggiormente in Europa viene venduto gia' pronto e il tipo chiamato "Madras" e' il piu' profumato e piccante.

Per quanto riguarda le proprieta' terapeutiche, le spezie che lo compongono contengono sostanze che stimolano la produzione di saliva e di amilasi salivare, l’enzima che inizia a digerire l’amido. Tutto il processo digestivo ne risulta stimolato, e le dosi moderate delle spezie lo rendono adatto anche a coloro che soffrono di ulcera gastrica.
I componenti del curry sono sostanze eccitatrici dei succhi gastrici e degli enzimi e quindi indicate nelle gastriti achiliche.
Da anni sono note le sue proprieta' antinfiammatorie e antiossidanti e di recente sono state provate le sue attivita' antineoplastiche. Il curcumino, pigmento che regala il tipico colore giallo ocra alla saporita spezia orientale, protegge i neuroni da malattie degenerative ancora senza cura come il morbo di Alzheimer, infatti è il 'segreto di lunga vita' della popolazione dell'India, dove Alzheimer e Parkinson hanno un'incidenza sette volte minore che negli Usa.

GARAM MASALA
Anche lui fa parte delle miscele di erbe e spezie molto in uso nella cucina indiana.
Si consiglia di aggiungere questo composto solo alla fine delle preparazioni, poco prima di servire.

Esistono moltissime versioni di Garam masala. E' un misto che varia di regione in regione e anche il gusto individuale della cuoca è decisivo nella sua preparazione. La traduzione di Garam è "caldo" per indicare il dolce tepore che deriva dall'ingestione di cibo spezziato con questa miscela.

Potete conservarla in vasetti di vetro a chiusura ermetica.

Ricetta per prepararsi il proprio Garam Masala
Dosi per 50 gr di miscela
1 cucchiaio di semi di coriandolo
1 cucchiaio di semi di cumino
1 cucchiaino di pepe nero in grani
5 capsule di cardamomo verde
un pezzetto di cannella (5 cm)
6 chiodi di garofano

Mettete tutte le spezie in una padellina e tostatele a fiamma media, mescolando per circa 3 minuti. Quando le spezie cominiciano ad esalare il loro aroma toglietele dal fuoco e trasferitele in un piatto. Con un cucchiaio spezzettate grossolanamente la cannella. Lasciate raffreddare.
Quando sarà raffreddato tritatelo finemente servendovi di un macinino da caffè o di un mixer multiuso.
Trasferite le spezie ridotte in polvere in un vaso di vetro.



Oltre a questo ben di dio dei profumi c'era anche una miscela da tè che non ho ancora provato ma che presto apprezzerò davanti al camino.



Quello del tè è un albero sempreverde conosciuto da oltre 5000 anni; appartiene alla famiglia della Camellia e trova il suo ambiente ideale nei climi tropicali e subtropicali, caldi e umidi.
La terra di origine è la Cina, ma è certo che alcune varietà tra le più apprezzate in Europa provvengano dall'India, dove le coltivazioni si estendono per chilometri.
Le diverse zone di produzione forniscono anche qualità di tè che si differenziano per aroma, gusto, forza e colore.
Il famoso Darjeeling proviene dalle pendici meridionali dell'Himalaya, a 2000 metri di altezza; le foglie crescono molto lentamente a causa dell'intensa insolazione diurna e del freddo notturno.
La crescita lenta è una caratteristica che rende il tè pregiato poichè trasforma dolcifica il gusto finale.

Ricetta per un bel tè speziato:
dosi per 4 persone
un pezzetto di cannella di 5 cm
4 capsule di cardamomo verde
2 capsule di cardamomo nero
6 chiodi di garofano
5 cucchiaini di tè nero
1/2 litro di latte di soia
zucchero di canna a piacere

In una padella fate tostare, a calore medio e per un paio di minuti, la cannella, il cardamomo e i chiodi di garofano.

Trasferite le spezie tostate in una casseruola con 1/2 litro d'acqua. Portate ad ebollizione, coprite e abbassate la fiamma. Fate sobbollire per 5 minuti.

Unite il tè, il latte di soia e lo zucchero e riportate nuovamente ad ebollizione. Togliete la casseruola dal fuoco, mettete il coperchio e lasciate in infusione per 3/5 minuti.
Versatelo poi in una teiera filtrandolo. Servite caldo.

Questa è la tradizionale ricetta indiana per il tè speziato che è il completamento di un pasto abbondante.

Bhè, prevedo cucina indiana in questi giorni di festa!

martedì 1 novembre 2011

frollini scalda cuore!

Oggi pomeriggio la casa era ben pulita e, per consolarmi dalla mancanza dei miei gattini, ho deciso di impegnare cuore, mente e braccia nella produzione di frollini vegan da mangiare accompagnandoli con una bella tazza di thè.

Vi spingo a realizzarli anche voi, per i vostri bimbi, per il vostro relax, per fare un bel regalo a chi vi vuole bene.
Sono di facilissima preparazione e il risultato è veramente goloso!



Ingredienti:
300 gr di farina "00"
100 gr di zucchero di canna
1 bustina di lievito per dolci
Latte di soya per impastare
3 cucchiai di margarina vegetale ammorbidita
1 scorza di limone grattuggiata
1 bustina di vanillina

Preparazione:
In una capiente ciotola mettere la farina, lo zucchero, il lievito, la vanillina, la scorza di limone e la margarina.
Impastare per bene aggiungendo, poco per volta, il latte sino a che si formerà una bella palla di impasto solido e poco appiccicoso.
Nel caso lo fosse per un'aggiunta eccessiva di latte, aggiungete un filo di farina in più.
Accendete il forno a 50° e, appena entra in temperatura, spegnetelo e infornate la ciotola coperta da un telo per circa un'oretta.
Passato questo tempo tirate fuori l'impasto dal forno e riaccendetelo a 180 gradi per farlo entrare nella giusta temperatura di cottura.
Aiutandovi con mattarello, farina e formine a piacere (io ho deciso di usare solo quella a forma di cuore!) spianate l'impasto e ricavatene i biscotti.
Disponeteli su una teglia ricoperta di carta da forno o, se non l'avete, imburrate la teglia e aggiungete un pò di farina, fate in modo che si ricopra interamente e eliminate la farina in eccesso.
Lasciate almeno un centimetro tra un biscotto e l'altro.
Cuocete a 180° per 20 minuti circa e poi sfornateli.
Meglio disporli su una graticola per dolci in modo che il calore non formi condensa e attendete che diventino freddi.
Io li conservo in un recipiente di vetro ma anche una scatola di latta per biscotti sarebbe perfetta.

Se volete renderli ancora più golosi potrete sciogliere del cioccolato a bagnomaria e intingere metà biscotto in esso.

Ora preparatevi il thè e godetevi il frutto del vostro impegno.




ps: oggi ho trovato queste tre foto in macchina...





Quanto mi mancano!

lunedì 24 ottobre 2011

canederli margarina e salvia

Visto il freddo e le prime accensioni di camino, mi è venuta voglia di canederli.
La sera prima li ho fatti in brodo e lasera dopo li ho riproposti in questa versione, decisamente meno brodosa e più accattivante.

I canederli sono un primo piatto della tradizione tedesca, austriaca, ceca, polacca, trentina e altoatesina. Si tratta di un piatto che, nella cucina contadina, permetteva il riciclo del cibo avanzato, e la ricetta è molto antica.

Vediamo come farla insieme in una versione senza crudeltà!

Ingredienti:

* pane raffermo
* fecola di patate
* porro
* latte di soia non zuccherato nè vanigliato
* sale e pepe
* alloro in foglie
* alga kombu
* noce moscata
* affettato vegetale affumicato
* farina bio 00
* margarina 100% vegetale
* salvia fresca
* brodo vegatale
* aglio rosso

Procedimento:
Ho preso una capiente ciotola e l’ho riempita di pane raffermo (2 o 3 panini, mezza pagnotella di pane casereccio, insomma quello che avanza!), poi ho aggiunto il latte di soia in modo da bagnare tutto il pane facilitandone l’assorbimento del liquido. Ho pulito il porro sotto acqua corrente per eliminare eventuali tracce di terra presenti tra le foglie in alto e ho tagliato tutta la parte bianca prima a rondelle e poi trasformandolo in un trito tipo soffritto. In un padellino, con un filo di margarina, ho fatto ammorbidire il trito di porro con una presa di sale e pepe. Intanto ho preparato del buon brodo vegetale con tanto di foglie d’alloro e di alga kombu e la parte verde del porro precedentemente tritato.

Ho ripreso il pane ammorbidito e l’ho strizzato leggermente per poter smaltire l’esubero di latte di soia. L’ho messo in un’altra ciotola e l’ho mischiato al porro soffritto, ad una dose di fecola, una presa di sale e una grattata di pepe e l’affettato vegetale tagliato a quadrettini. Ho mescolato bene e, se il composto risultava troppo morbido, ho aggiunto un filo di farina. Ho formato con le mani bagnate delle palline da golf e messo a cuocere nel brodo sino a che le ho viste comparire in superficie. Quindi le ho scolate in un piatto fondo in attesa di impiattarle.


Avevo avanzato del cavolfiore lessato in pentola a pressione e l’ho fatto saltare in padella con un filo di olio sino a colorarlo un po’ e ho aggiunto sale e pepe.

In un padellino ho messo un cucchiaio di margarina, l’aglio e delle foglie di salvia fresca del nostro orto sino a che il tutto si dorava e il profumo invade la cucina.

Così ho impiattato mettendo una base di cavolfiore saltato…

… appoggiando sopra i canederli caldi con il porro cotto nel brodo.

Ho versato sopra la margarina aromatizzata, una macinata di pepe e una spolverata (facoltativa!) di lievito in scaglie.



Scalda lo stomaco e il cuore! :)
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