da Varese, le odierne peripezie ed i mille interessi di una stramba famiglia di tatuatori!

Ho sempre pensato che la mia vita è piena di gente interessante e folkloristica, di gente colorata e gente molto dark,
di occasioni speciali, di fotografie, libri e scambi di informazioni...
Vorrei queste pagine fossero un'occasione per contaminarci e sorriderci su!!!!


Se desiderate contattarmi per qualsiasi chiarimento, opinione o scambio di vedute mi trovate qua: artistichousewife@hotmail.it

sabato 3 agosto 2013

ALBERTO E IL SUO POETICO BACK

Ci tenevo a pubblicare un lavoro finito da qualche tempo, già pubblicato su altri canali ma mai postato qua. Seguendo la mia solita prassi di spiegarvene anche il significato.
Parliamo di Alberto, che ha scelto una Gru come soggetto principale per la sua schiena.

La Gru della Manciuria (Grus japonensis) è un uccello della famiglia delle Gruidae.
con i suoi 139 cm di altezza domina su tutte le creature che si trovano negli acquitrini o paludi dove essa generalmente vive.
Quando è adulta è di colore bianco candido con una chiazza rossa sulla testa che diventa di colore più acceso quando è irritata o eccitata.
Il maschio raggiunge i 15 kg di peso, che ne fa la Gru più pesante al mondo.


La gru giapponese è simbolo di pace e lunga vita.
Nel Sol levante la chiamano “tancho” e si dice possa vivere mille anni. 
In Giappone le gru della Manciuria si trovano solo nell’isola di Hokkaido: sono un’eccezione, perché la maggior parte vive in Siberia e in autunno migra verso la Corea e altri Paesi dell’Asia orientale, per svernare. A Hokkaido c’è una piccola popolazione stabile di questo raro uccello, in pericolo di estinzione.

Famosa è la triste vicissitudine di Sadako Sasaki, una bimba giapponese vissuta nei pressi del Ponte di Misasa, a Hiroshima. 
Aveva solo 2 anni quando la bomba atomica "Little Boy" fu sganciata sulla sua città natale il 6 agosto del 1945.
La piccola Sadako si trovava a casa, a circa 2km dal centro dell'esplosione. Sopravvisse crescendo forte, coraggiosa e atletica. Ma, nel 1954, all'età di 11 anni, mentre si stava allenando per una gara, fu colta da malore e cadde a terra. Le venne diagnosticata una grave forma di leucemia, conseguenza delle radiazioni della bomba atomica.


La sua migliore amiche le parlò dell'antica leggenda secondo cui, chi fosse riuscito a creare mille gru di carta piegata (origami), simbolo di lunga vita, avrebbe potuto esprimere un desiderio e vederlo avverarsi.
Fu lei a piegare la prima gru di carta e Sadako continuò a produrle con costanza e determinazione per il resto della sua breve vita.


Durante i quattordici mesi di ospedale Sadako realizzò gru di carta con qualsiasi materiale a sua disposizione, persino con le confezioni dei suoi stessi farmaci.

Secondo alcune fonti Sadako ne realizzò ben 1300 prima di morire ma, secondo l'autrice del romanzo "Sadako and the Thousand Paper Cranes", sarebbe riuscita a realizzarne solo 644 e le restanti furono aggiunte dai suoi amici e parenti.
Infine tutte le gru furono sepolte con il suo corpo.


La gru è simbolo di una lunga e felice vita coniugale, è un animale che rimane fedele al suo compagno per tutta la sua esistenza. Quando nascono i piccoli, il maschio collabora con la compagna aiutandola a covare le uova per 5 settimane.
Normalmente nascono 2 piccoli che escono dell'uovo a distanza di 2 o 3 giorni l'uno dall'altro.
Queste gru sono genitori molto attenti ai piccoli che devono da subito adattarsi ai molti cambiamenti di clima.
La loro danza è spettacolare e coreografica ispirando un concetto di purezza e nobiltà.



Già nel periodo degli shogun venivano considerate sacre e venivano dipinte nei templi simboleggiando fedeltà, felicità e fortuna.


La si ritrovava spesso ricamata sui kimono, soprattutto quelli indossati per i matrimoni.
E non venivano cacciate.


Per immortalarle, l'artista Sotatsu, vissuto all'inizio del XVII secolo, ne dipinse 100 in un rotolo lungo 15 metri.


Al di fuori del contesto giapponico, la Gru nell'antichità veniva ammirata per la sua capacità di volare senza stancarsi e una sua ala serviva come amuleto contro la stanchezza.
Per ragioni oscure questo uccello era sacro a Demetra, la Dea della semina.
La sua migrazione, che annunciava la primavera, ne fece il simbolo della rigenerazione (e in età cristiana simbolo della resurrezione), mentre i suoi appariscenti passi d'amore divennero la quintessenza della gioia di vivere e dell'amore.
Come l'ibis anche la gru attirò su di sè l'attenzione in quanto sterminatrice di serpenti.

E ora vediamo la realizzazione di questo tema sviluppato da Alberto e Luigi












adorabile vero?

Baci
***Miss***

VEGAN COOKBOOK BY ARTISTICHOUSEWIFE

Tra le tante cose che sto mettendo in opera c'è anche il tanto desiderato e posticipato book di cucina vegan dal mio punto di vista e di gusto.
Luigi ne è felice perchè così mangerà come se fosse domenica ahahaha ogni giorno!

Io intanto sto organizzando ricette, testi, foto dei piatti e organizzazione per la foto di copertina che mi farà scattare dal bravissimo Cesare (se volete date un'occhiata www.inblackphoto.tumblr.com) e che scatteremo a casa di un amico. 

Intanto vi faccio venire fame e voglia di cucinare qualcosa di differente :-)




mercoledì 31 luglio 2013

ARTISTICHOUSEWIFE SHOP ON ETSY.COM



la miss è anche su etsy.com

forza! Andate a dare una curiosata, presto aggiungerò anche tutti gli ultimi mobili che ho prodotto :-)


http://www.etsy.com/shop/Artistichousewife?ref=si_shop

sabato 27 luglio 2013

Mr. Tanuki :-)

L'aspetto attuale del TANUKI è dovuta ad una serie di modifiche avvenute nel tempo attraversando culture differenti che gli hanno saputo donare un aspetto via via più simile a quello che oggi consideriamo il suo.

Questo:

Le parti originarie provengono dalla Cina e gli attribuivano caratteristiche di volpe.
La grande pancia (spesso usata come tamburo), lo scroto gigante e la bottiglia di sake possono essere ricondotti all'epoca tarda del periodo Edo (18/19° secolo)  mentre il cappello di paglia solo all'inizio del 20° secolo.
In generale la sua immagine goffa e simpatica è una creazione moderna.
Apprezzabile il tentativo del Giappone di creare miti fantasiosi, giocosi e accattivanti sempre nuovi.
Sicuramente l'influenza della Cina sulla loro cultura è indiscussa ma i giapponesi sono ben abili a farle proprie arricchendo il patrimonio delle leggende popolari di nuovi racconti.

La volpe come TANUKI appare spesso nella mitologia giapponese come animale muta forma con poteri sovrannaturali e tendenzialmente maliziosi.
Le prime apparizioni di sé sono di origine malevola e considerate presagi di sventura.
Molti secoli dopo, in Giappone, si evolsero in imbroglioni irreprensibili, puntando sulla loro magia illusoria e mistificante e, usando la sua pancia come tamburo, soggioga viaggiatori, boscaioli, cacciatori e monaci.
Oggi il TANUKI viene ritenuto benevolo portando prosperità e successo.
Sebbene il TANUKI venga considerato uno YOKAI oggi la creatura è stata separata da un contesto spaventoso o misterioso.

Tanuki tratto da "KINMOZUIJ" 1666
Il TANUKI è un vero e proprio animale. Molti lo confondo con un Tasso o un Procione ma, a tutti gli effetti, si tratta di un canide.
Può raggiungere i 60 cm e ha delle caratteristiche macchie di pelo scuro intorno agli occhi come tratto distintivo.
Nel Giappone antico esso veniva cacciato per usufruire della sua carne (che si credeva avere proprietà curative), della sua pelliccia (come abbigliamento e come setola per la produzione dei pennelli) e per la cute del loro abbondante scroto (dal quale si ricavava un panno molto utile per la lavorazione della foglia d'oro).


Per molto tempo il tanuki è stato definito come Tasso o Procione dando origine anche a numerose varianti del suo nome. Nella Prefettura di TOCHIGI il TANUKI viene chiamato MUJINA.
Nel 1924 la caccia a questo animale venne vietata e, proprio per meglio comprendere la situazione culturale, si narra di un cacciatore che, nonostante il divieto, venne sorpreso nell'atto di abbattere uno di questi animali e, portato in processo, esso si difese dichiarando che non stava commettendo nessun reato visto che l'animale che aveva ucciso non era un TANUKI ma un MUJINA.
Venne assolto per non aver commesso il fatto.
Nella Prefettura di TOKYO prese anche il nome di MAMI.

In Giappone, l'attenzione per il TANUKI, trae le sue orgini dalla vicina Cina, nonostante questo animale si completamente differente nella mitologia cinese.
Grande attenzione invece venne dedicata alla Volpe.
A partire dal 369 a.C. la volpe ricorre spesso nelle opere letterarie cinesi sempre con una connotazione maligna: causano pazzia, malattia e morte, sono capaci di possedere uomini e donne e di ipnotizzare le persone conducendole a situazioni pericolose.
Inoltre sono animali muta forma capaci di prendere fattezze umane.
Fu destino del TANUKI di venire sempre più associato alle caratteristiche cinesi della Volpe confondendo e adeguando la mitologia nascente giapponese con quella antica della vicina Cina.
In Giappone le Volpi divennero protettrici di Inari, la divinità benevola del raccolto del riso mentre in Cina mantenne sempre una connotazione legata al maligno.

Al contrario della Volpe al TANUKI  in Giappone venne assegnata un'immagine più bonaria e meno severa, attribuendogli anche un lato umoristico. La sua astuzia spesso viene superata e l'avversario finisce sempre per riuscire nell'inganno.

(Tanuki, Kyokutei di Bakin 1767/1848)

Nel folclore giapponese si crede che le divinità dell montagna (YAMA-NO-KAMI) in inverno abitino le nevi perenni ma, con il giungere della stagione primaverile, essi scendano sino a valle per dimorarvi tutta la stagione estiva proteggendo la crescita delle piante di riso e ritornando alle vette solo a raccolto compiuto.
Spesso i contadini avvistavano le volpi che scendevano a valle alla ricerca di acqua e cibo e così, questi animali, vennero associati a INARI divenendone protettori e accompagnatori.
 Il TANUKI restò comunque sconosciuto sino al 17° secolo quando venne inserito spesso nelle innumerevoli storie del periodo Edo.
Esso vive le praterie, foreste e valli di montagna spesso cercando di imbrogliare i casuali incontri con cacciatori, boscaioli e pescatori. Può trasformarsi in un monaco buddista con una profonda conoscenza dei sutra. Possono creare potenti illusioni traformando foglie e sassi in soldi e sterco in luculliani pranzi. Evocano miraggi di intere città e posso trasformarsi in potenti demoni con un solo occhio in grado di generare tuoni e fulmini.

In alcuni racconti sono degli ottimi calligrafi e grandi bevitori di sakè, infatti la loro immagine spesso è comprensiva di una boccetta di distillato appesa alla cinta e una cambiale di pagamento che non estinguerà mai.

Dopo il 18° secolo il tema del TANUKI è spesso associato alla luna in quanto nelle notti stellate sentivano il latrare di questi animali (ricordiamoci che appartengono alla famiglia dei canidi) e pensavano che il suono  fosse provocato dalla sua pancia usata come tamburo.
Il suo ululato veniva considerato cattivo presagio sia in Cina che, in un primo periodo, anche in Giappone.


A somiglianza del TANUKI vennero anche prodotte delle maschere che venivano chiamate KYOGEMEN e utilizzate nel KYOGEN, una forma di Teatro comico spesso introdotta tra un atto e l'altro delle rappresentazioni del Teatro NO.
Nel periodo MURAMACHI (15/16° secolo) tali rappresentazioni venivano chiamate SARUGAKU e venivano anche rappresentati animali come la volpe e la scimmia.
Nel 1842 venne composta l'opera teatrale TANUKI NO HARA TSUZUMI nel quale viene narrata la trasformazione di un TANUKI femmina in un monaco che canterà ad un cacciatore dell'abbominio della sua pratica di caccia agli animali convincendolo a desistere. Ma infine il cacciatore scoprirà l'inganno e riprenderà la caccia con maggior ardore e risentimento.


L'origine della grande pancia del TANUKI inizia nel 18° secolo. Nel testo giapponese del 1742 "RO-O CHAWA" si legge di un vecchio tanuki che trasse in salvo da un bambino. Il vecchio animale chiese di poter vivere nella veranda della famiglia del bimbo che accettò di prendersi cura di lui e di sostentarlo con il cibo ogni giorno. In cambio la creatura intrattenne ogni sera la famiglia con il suono della propria pancia battuta come un tamburo.
Si racconta anche che è il suono della pancia a condurre i viaggiatori in territori sconosciuti ma si narra anche che essi amano riunirsi nei templi abbandonati nelle notti di luna piena a far festa e ballare insieme.
Una poesia di JAKUREN (aka FUJIWARA NO SADANAGA) dice:
"un vecchio monastero,
dove non vive più nessuno, 
dove anche le campane non danno mai suono,
solo il TANUKI batte il tamburo del tempio".

In altri racconti il TANUKI si entusiasma così tanto dal suonare la propria pancia sino a morirne o a scoppiare (come nel testo EDO TOKYO KAII HYAKU MONOGATARI).
Un altro particolare che contraddistingue queste creature è il suo gigantesco scroto. In gergo giapponese essi sono conosciuti come KINBUKURO ovvero "sacchi di denaro".
Il grande scroto non evidenzia un'eccessiva indulgenza con il sesso ma, piuttosto, una grande fortuna negli affari e con le ricchezze.
Era persino abitudine dei giapponesi usare la pelle degli scroti dei TANUKI per stendere e lucidare l'oro. Si diceva che l'oro era così malleabile, e lo scroto così forte, da poter stendere una piccola pepita d'oro in una foglia grande quanto 8 TATAMI (il tatami è la pavimentazione in uno nelle case di riso, otto tatami corrispondono a 12 metri quadri).
Fu nel 19° secolo che artisti come KUNIYOSHI, YOSHITOSHI e KYOSAI diedero degna evidenza a questa caratteristica nei loro disegni.
Nel 2005/2006 un'impresa di costruzioni editò uno spot pubblicitario in cui si mostrava una moderna Cappuccetto Rosso danzante nel bosco tra i suoi amici animali. Tra questi anche un Tanuki con lo scroto gigantesco in bella mostra unendo così il merito alla creatura di portare fortuna e ricchezze per costruire una bella casa.

 Il TANUKI venne anche ritratto con la sembianza di un monaco buddista ben nutrito (BOZU TANUKI).
Nel testo SHINCHOMONSHU RYAKKI (1700 circa) si racconta di un monaco fantasma che visse in un monastero per 200 anni accumulando una grande fortuna in oro grazie alle donazioni dei fedeli.
Ma la sua vera natura di TANUKI venne rivelata da un cane e venne ucciso.
L'abate del monastero regalò tutto l'oro a due operai che trovarono il corpo.
L'oro era maledetto e le famiglie dei due uomini caddero nella follia e miseria sino a che non venne eretta una statua del monaco/tanuki e venne data alla salma il rito funebre adeguato.
L'immagine del TANUKI con il cappello di paglia, molto diffusa ai giorni nostri, è nata nel 20° secolo ed è comunemente chiamata KAI SAKE TANUKI.
A volte però viene rappresentato con una foglia in testa premonizione della sua imminente trasformazione in umano. A volte tale foglia è una foglia di loto, fiore sacro per il buddismo.
Anche nel gioco "SUPERMARIO" quando Mario riceve una foglia si guadagna le orecchie a punta e la coda di Tanuki.

L'aggiunta del cappello di paglia è opera recente e, probabilmente, si rifà ad una vecchia canzone popolare nella zona di OSAKA e molto in voga tra i produttori di saké.
Tale canzone narra di un piccolo tanuki che ruba nelle notti di pioggia. Così si ritiene che il cappello di paglia rappresenti la capacità di essere pronti a superare le difficoltà del cattivo tempo così come della cattiva sorte.

La bottiglia di saké legata alla vita deriva dall'usanza di portare con sé un recipiente per i liquidi chiamato TOKKURI che dal 16° secolo veniva persino affidato ai bambini che si facevano fattorini per le famiglie recandosi alle fabbriche per farselo riempire di alcool.
Si diffuse la leggenda secondo la quale sono nelle fabbriche abitate dai TANUKI venivano prodotte le migliori bevande alcoliche.
Nel lato opposto al sakè il TANUKI porta con sè un libro Mastro delle fatture non pagate. Si è sempre narrato della capacità di questa creatura di trasformare cose di nessun valore in moneta sonante ma appena il tanuki abbandonava il posto dove ha creato l'illusione la magia scompare rivelando l'imbroglio. Eppure questo attributo del tanuki ha ora una valenza positiva, di fiducia nel "pagherò" simboleggiando onestà.
 Racconti popolari sul Tanuki

* Bunbuku chagama
Un giorno il venditore ambulante Jinbei stava tornando a casa con il carretto pieno di cianfrusaglie raccolte durante il giorno quando all'improvviso sentì le grida di una ragazza.
Vide quindi alcuni ragazzi che prendevano in giro una ragazzina indifesa. "Lasciatela in pace!" urlò Jinbei ed i ragazzi scapparono via di corsa.
Quando però l'ambulante si voltò per parlare con la ragazzina,questa era sparita nel nulla. 
Sorpreso, continuò il suo cammino ma, prima di tornare a casa, decise di passare dal tempio buddista.
Lì gli si fece incontro un monaco che, dopo averlo salutato gli disse: "Caro Jinbei sto cercando una teiera. Se per caso gliene capita una, me la porti e le pagherò il giusto prezzo".
Tornato a casa Jinbei cominciò a mettere in ordine le cianfrusaglie che aveva preso durante il giorno. L'ambulante aveva l'abitudine di comprare un sacco di cose che nessuno sarebbe stato capace di vendere.
Per questo motivo aveva la casa piena di oggetti inutili ed era molto povero.
D'un tratto s'accorse di una splendida teiera messa in un angolo della stanza. Non ricordava di averla comprata ma, ripensando alle parole del monaco, si avviò nuovamente verso il tempio.
Quando sistemò la teiera sul retro del carretto sentì una vocina che lo chiamava. 
Sorpreso si voltò e vide che la teiera era in realtà un TANUKI

"Sono la ragazza che hai aiutato oggi. Dammi la possibilità di ricambiare il favore". 
Quindi quella ragazza non era altro che un travestimento del TANUKI!" pensò tra sé Jinbei.
Arrivato al tempio Jinbei mostrò la teiera al monaco che, molto contento, decise di acquistarla ignorando la sua vera natura.
Tornato a casa Jinbei pensò "Che cosa terribile che ho fatto...ho ingannato il monaco! Spero proprio che il TANUKI stia bene".
Nello stesso momento, il monaco decise di provare la nuova teiera e di preparare un the caldo.
Il TANUKI, sotto forma di teiera, cercò di resistere il più possibile sopra il fuoco ma quando non ce la fece più, balzò fuori dalla finestra e scappò via. "Sono stato raggirato!" esclamò il monaco.
Jinbei era seduto a casa, preoccupato per il TANUKI, quando questi entrò improvvisamente dalla finestra dicendo: "Ahi, ahi, che brutta esperienza!" e l'ambulante notò che il TANUKI aveva il corpo pieno di bruciature.
"E' tutta colpa mia" disse Jinbei e aggiunse "poverino, sdraiati un pochino a letto ed io medicherò le tue ferite".
Mentre Jinbei stava mettendo dell'unguento nelle ferite del TANUKI, ecco arrivare il monaco infuriato "Come avete potuto ingannarmi così?" disse "a causa dello spavento mi sono anche procurato delle ferite. Rivoglio indietro i miei soldi e le spese per i medicinali!".
Così Jinbei fu costretto a ritornare al monaco molti più soldi di quanti ne avesse fatti con la vendita della teiera.
Il TANUKI disteso sul letto e amareggiato disse: "mi dispiace, volevo restituirti il favore ma ho combinato solo un guaio".
"No, non preoccuparti" aggiunse Jinbei "rimettiti presto perché mi è appena venuta in mente un idea niente male".
Grazie alla cure di Jinbei, le ustioni del TANUKI guarirono in fretta. Allora il TANUKI, desiderando aiutare l'ambulante in qualche modo gli disse: "Qualche giorno fa dicevi di aver avuto una buona idea per potermi sdebitare. Qual'era?".
"Oh!" esclamò Jinbei "pensavo che io e te potremmo mettere insieme un numero da strada. Io suonerei il tamburo ed il flauto mentre tu faresti il funambolo ballando sulla corda e trasformandoti in alcuni oggetti. Credo che riusciremmo a racimolare qualche soldo!".
Il TANUKI ci pensò un attimo ma poi accettò con piacere, a patto che lui e Jinbei si fossero allenati duramente per mettere su uno spettacolo incredibile.
Dopo un alcuni mesi, Jinbei ed il TANUKI erano pronti e cominciarono a mostrare i numeri che avevano preparato in giro per il Giappone.
Ben presto la loro fama fu grande e, ovunque andassero, trovavano sempre una grande folla ad aspettarli e ricompensarli lautamente per il loro spettacolo.
Così Jinbei e il TANUKI vissero ricchi e felici per lungo tempo. 
* Kachi Kachi Yama
Kachi Kachi Yama è una leggenda ampiamente diffusa a partire dal tardo 16° secolo ed è anche conosciuta come "La vendetta di Hare". Ve ne sono numerose versioni ma tutte danno una versione maligna del TANUKI.

Secondo questo racconto un contadino catturò un tanuki sorpreso a mangiare il raccolto del suo campo e lo legò ad un palo in attesa di ucciderlo e mangiarlo. Dovendosi assentare, l'uomo incarica la moglie di controllare che non scappi. Il tanuki, solo con la donna che prepara un dolce di riso, riesce a convincerla con promesse vane di liberarlo in cambio di un futuro aiuto. Una volta libero il TANUKI uccise la donna e ne rubò l'immagine trasformandosi in essa. Si mise a preparare una zuppa utilizzando la carne della moglie per offrirla al cacciatore di ritorno dalla città. Una volta desinato il TANUKI si mostrò per quello che era veramente e rivelò all'uomo di aver mangiato sua moglie. L'uomo scappò in preda al terrore e allo shock.

 Ma la coppia era in grande amicizia con un coniglio che abitava nelle vicinanze e, come l'animale sentì l'uomo disperarsi  e seppe dell'accaduto giurò vendetta
Fingendosi amico, il coniglio entrò in confidenza con il TANUKI ma continuò a fingersi sbadato combinandogli continui drammi (ad esempio gli fece cadere un alveare in testa e poi ne curò le punture con un impacco urticante oppure gli caricò la schiena di legna per la sera e poi diede fuoco alla fascina).

Un giorno TANUKI  e il coniglio si sfidarono a dimostrare chi dei due fosse il migliore e così decisero che ognuno di loro avrebbe costruito una barca e avrebbe attraversato il lago sino al riflesso della luna nell'acqua. Il coniglio si precipitò a costruire una barca da un albero caduto ma l'ingenuo TANUKI ne costruì una di fango.
A metà del tragitto nel lago la barca del TANUKI si sciolse e il coniglio rivelò la sua congiura contro di lui a vendetta della donna che aveva ucciso.


E se tutto questo vi è piaciuto. e amate come noi la produzione dello STUDIO GHIBLI, vi consiglio di guardare subito subito PON POKO un film di animazione del 1994, regia di ISAO TAKAHATA e idea del soggetto e produttore HAYAO MIYAZAKI.
Lo trovate in italiano ;-)



Non voglio dirvi nulla perché possiate divertirvi ignari ma ci sono un mucchio di icone fantastiche e tantissimi YOKAY. Quindi, cosa volere di più?

:-)

(to be continued)

mercoledì 10 aprile 2013

le maschere KISHIN, demoni e deità

Le maschere KISHIN rappresentano potenti Dei che causano, o al contrario, dissipano il Male.
Spesso le loro fattezze richiamano il mondo animale o le divinità del Pantheon buddista.
Tutte le KIJINMEN hanno orecchie grandi, espressioni violente, pigmenti dorati su occhi e denti.
La maggior parte di queste maschere sono state realizzate e portate al massimo splendore nell'epoca KAMAKURA ma il primo esemplare è addirittura antecedente alla vera classificazione delle maschere del teatro NO.


Le primigene maschere venivano usate nei rituali contro il maligno e le malattie scacciandole con le loro bocche spalancate e le espressioni del volto irate.
Sicuramente tali maschere traggono le loro origini dalle maschere cinesi.
Tali maschere KISHIN sono tutte attribuite allo scultore del XV secolo SHAKUZURU YOSHINARI eccetto la maschera chiamata SHIKAMI che venne attribuita allo scultore YASHA.

SHOJO

Questa maschera viene utilizzata, e ne trae il nome, solo nel dramma intitolato SHOJO il cui protagonista è un demone.
SHOJO è un demone che vive nel mare e adora bere sake.
Nel dramma egli compare dal fiume YANGTZE ai piedi del monte JINSHAN in Cina e costringe il figlio virtuoso a bere seguendo il suo esempio.


La maschera ha un volto rossastro e i capelli scompigliati il che accentua la trasandatezza di una persona dedita all'alcool e suggerisce l'idea che sia appena uscito dall'acqua.
Ha l'espressione innocente di un ragazzo allegro, inusuale per una maschera del teatro NO.
 Un magnifico esemplare di tale maschera viene conservato tutt'oggi nel Santuario di  TENKAWA DAIBENZAITEN nella prefettura di NARA.

 YAKAN


Questa maschera trae ispirazione da una piccola volpe cinese abile nell'arrampicarsi sugli alberi.
YAKAN ha due piccoli occhi vacanti, bocca larga e labbra sottili, e spesso in teatro viene associata ad una parrucca di lunghi capelli crespi.
Ciò che colpisce di questa maschera è l'aspetto selvaggio e sinistro; essa in qualche modo trasmette ironia e fascino come paura e senso di coercizione.


In Giappone YAKAN è uno dei nomi della leggendaria volpe a sette code.
Viene usata nella seonda parte del dramma chiamato "SESSO-SEKI".
Una maschera YAKAN scolpita nel XVIII secolo da HOKAN MITSUNAO è conservata nel Museo Nazionale di TOKYO.

 O-BESHIMI

Questa maschera ritrae un TENGU, un popolare abitante della mitologia del Giappone con un lungo naso e il viso paonazzo.
Il lungo naso, caratteristico del personaggio, metà uomo e metà corvo, è stato reso nella creazione di questa maschera attraverso un gioco di prospettiva frontale.


Il nome BESHIMI deriva dal termine BESHIMU, verbo giapponese che significa "chiudere la bocca con fermezza". La maschera ha occhi ben spalancati e labbra ben disegnate, che ne esprimono il potere e la fermezza.
La prima maschera fu scolpita dallo scultore SHAKUZURU YOSHINARI nel XIII secolo.

JA


Secondo le leggende giapponesi, le donne si trasformerebbero in serpenti qualora covassero grande rabbia o rancore.
La maschera JA ha un aspetto persino più brutale delle HANNYA presentando uno spaventoso volto con bocca ampia e mascella inferiore protesa in avanti.
Il colore oro di occhi e denti indicano che il personaggio ha perso qualsiasi caratteristica umana mentre il colore rosso della pelle comunica le passioni tumultuose che lo animano.

 Lo scultore ha comunque voluto lasciare un indizio della sua natura di donna rappresentando comunque la fronte chiara, biancastra.
JA è stata realizzata e tramandata dalla Scuola di KONGO.

 SHIKAMI

Questa maschera è usata per rappresentare l'espressione massima della violenza o in ogni caso demoni o deità maligne.
La parola SHIKAMI è una parola composta da SHISHI e KAMI che significano rispettivamente "leone" e "mordere".

 Così la maschera rappresenta un leone nell'etto di mordere qualcosa e questo viene marcato da ogni muscolo del volto contratto verso il centro della maschera e il colore rosso ne sottolinea l'ira incontrollabile.
Ancora oggi nella lingua giapponese per indicare un viso accigliato si usa il termine SHIKAMETTSURA, una parola composta da SHIKAMI  e TSURA che significa "fronte".

 O-TOBIDE

Il termine O-TOBIDE deriva dal verbo TOBIDERU che significa "sporgere", come sporgenti sono gli occhi di questa maschera. Con gli occhi e la bocca spalancata ritrae il volto di una scaltra divinità.
Spesso ci si riferisce a lui come a HITEN, ovvero lo spirito del tuono che svetta nei cieli.
Secondo il SARUGAKU-DANGI del figlio di ZEAMI, la maschera ritrae il fantasma vendicativo del Signore SUGAWARA NO MICHIZANE, politico e letterato del periodo HEIAN tradito e costretto all'esilio a seguito di un intrigo di corte.
Mediamente più grande delle altre maschere, O-TOBIDE ha un aspetto esagerato che ben si addice alla ferocia e potenza delle divinità celesti.

 Anche nel dramma "RAIDEN" si narra dello spirito di un ufficiale defunto che torna per vendicarsi sotto le spoglie di O-TOBIDE, bruciando il palazzo imperiale.
Una maschera O-TOBIDE viene conservata dalla famiglia GONGO e tale maschera è il prodotto della saccenza dello scultore DEME ZEKAN YOSHIMITSU (1527/1616).

 KOJISHI


 Questa maschera rappresenta un cucciolo di leone d'ispirazione cinese (shishi).
Anticipa e spesso affianca l'entrata un scena di SHISHIGUCHI come un cucciolo di leone che accompagna il padre. Nel Teatro NO il leone non rappresenta una figura feroce ed irata ma come servitori di MONJU-BOSATSU il Bodhisattva della sapienza e dell'intelletto.
Come un leone ruggente, KOJISHI ha la bocca spalancata ad angolo retto, denti dorati, zanne, occhi metallici, naso piatto, vaste sopracciglia e grande lingua rossa.

 Questa maschera talvolta può essere gialla, dorata o vermiglia.
Un magnifico esemplare di questa maschera del periodo MUROMACHI appartiene a  HOSHOKAI (Scuola HOSHO) in Tokyo e attribuito alla bravura del maestro del XIII secolo SHAKUZURU YOSHINARI.

 FUDO

Questa maschera ritrae FUDO-MYOO il Dio del fuoco che scaccia i demoni, manifestazione del Buddha DAINICHI o MAHAVAIROCANA.
Emana un'enorme energia per la collera espressa dalla cavità orale di colore vermiglio nel mezzo del volto di colore blu, per il luccichio dei denti dorati e per lo sguardo tagliente.
FUDO è generalmente circondato dalle fiamme, con una HOKEN (spada sacra del Buddhismo Esoterico giapponese) in una mano e una corda nell'altra per imprigionare i demoni, ha un occhio che punta verso l'alto e uno che punta verso il basso a rappresentare la sua "immobile" vigilanza sul Cielo e sulla Terra.

Una vecchia leggenda racconta che il fondatore della Scuola KONGO UJIMASA stacco una testa di una statua di FUDO sacra per trasformarla in maschera da usare in scena. Il Dio si arrabbiò così tanto che una volta indossata dall'uomo questa non gli sti staccò più dal volto.


(...continua...)
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