da Varese, le odierne peripezie ed i mille interessi di una stramba famiglia di tatuatori!

Ho sempre pensato che la mia vita è piena di gente interessante e folkloristica, di gente colorata e gente molto dark,
di occasioni speciali, di fotografie, libri e scambi di informazioni...
Vorrei queste pagine fossero un'occasione per contaminarci e sorriderci su!!!!


Se desiderate contattarmi per qualsiasi chiarimento, opinione o scambio di vedute mi trovate qua: artistichousewife@hotmail.it

domenica 13 gennaio 2013

La Maschera OKINA




La maschera OKINA, onnipresente all'apertura di Festival  celebrazioni rituali in tutto il Giappone, rappresenta l'iniziazione al teatro NO.
Si narra che le OKINA fossero già usate in epoca HEIAN (794/1185) in occasione del rituale "SHIKISANBAN" (ovvero "in tre atti") meglio noto proprio come Okina.
Il rito, di chiara influenza buddhista, deriva dalle tradizioni importate in Giappone dalla Cina.
Purificazione e fertilità appaiono come scopo primario.

Nel XIV si differenziaro più rappresentazioni di questa maschera:
* il vecchio bianco Okina (HAKUSHIKIJO)


* color carne (NIKUSHIKIJO) che celebra la pace sulla Terra


* color nero (KOKUSHIKIJO) che benedice i 5 cereali e i campi



* e il vecchio padre (CHICHINOJO) simbolo di longevità.


I tre ruoli fondamentali che venivano rappresentati con la maschera dell'anziano simboleggiavano le divinità del riso, del rinnovamento e della fertilità, le tre regole del buddismo (legge, premio, castigo e obbedienza), le tre religioni (shintoismo, Buddhismo e Confucianesimo), le tre divinità Shinto (Tensho Daijin, Hachiman Daibosatsu e Kasuga Daimyojin) e le tre razze del mondo.

Nonostante una grande varietà di interpretazioni e ruoli, le maschere Okina sono tutte simili.
La mascella inferiore è separata da quella superiore e unita con una cordicella di canapa, seta o cotone.


Diversamente dalle altre Omote, che vengono indossate fuori dalla scena permettendo all'attore di celare la propria identità, la maschera Okina viene trattata come un oggetto di culto, sia prima dello spettacolo che in scena, ove viene portata in una scatola e indossata durante l'atto teatrale.

Successivamente esso apre la bocca e pronuncia parole senza alcun significato ma portentose: è il Dio che, attraverso l'attore, si esprime con parole che gli umani non potranno comprendere.

Si dice che il ruolo di Okina sia lo scopo ultimo di un attore di teatro NO tanto che si ritiene che nell'interpretarlo la vita stessa dell'attore si riduca.

Le rughe intorno agli occhi, dalla forma di acqua che scorre, la rendono molto elegante, mentre la barba simboleggia la longevità.
La mascella inferiore è separata dal resto della maschera e le sopracciglia a pon-pon costituiscono un carattere distintivo di questa maschera.

La più antica maschera ancora oggi esistente è conservata  nel Santuario di Itsukushima nella prefettura di Hiroshima.

Si narra che in un terreno nei dintorni di Nara si aprì un cratere dal quale uscivano vapori venefici.
L'imperatore diede ascolto a un gruppo di saggi interrogati sull'evento che consigliarono di dare fuoco intorno al cratere per annullarne l'effetto.
L'espediente funzionò e attorno al cratere si organizzò una danza SARUGAKU con la prima maschera Okina. Da allora l'uso di questa maschera nei riruali Shinto non venne mai più a mancare.

Ha il sorriso dolce e benevolo delle divinità che auspicano la Pace in Giappone e nel mondo, raccolti abbondanti, longevità e prosperità delle attuali e future generazioni.


(...continua...)

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