da Varese, le odierne peripezie ed i mille interessi di una stramba famiglia di tatuatori!

Ho sempre pensato che la mia vita è piena di gente interessante e folkloristica, di gente colorata e gente molto dark,
di occasioni speciali, di fotografie, libri e scambi di informazioni...
Vorrei queste pagine fossero un'occasione per contaminarci e sorriderci su!!!!


Se desiderate contattarmi per qualsiasi chiarimento, opinione o scambio di vedute mi trovate qua: artistichousewife@hotmail.it

lunedì 25 ottobre 2010

FabriBodai e il suo nuovo braccio!

Fabrizio è nostro cliente già da una bracciata ;)!
Visto che luigi lo ha tatuato mentre lavoravo all'MCT non l'avevo mai pubblicato ma, dato che ora Fabri è in progress con un altro lavorone, parto da qua mostrandovi il tattoo terminato due/tre anni fa..







HANNYA
Hannya è una popolare maschera giapponese usata nel teatro nō, che rappresenta un demone femminile geloso. Possiede due grosse corna taglienti, due occhi abbaglianti e una bocca ghignante.

Questa maschera viene utilizzata per rappresentare una donna così gelosa da essersi trasformata in un demone.

La prima cosa che vorrei precisare è che questi soggetti non hanno niente a che fare con il diavolo o elementi satanici. Esiste il concetto di inferno nel buddismo giapponese, ma le Hannya sono mostri terrestri.

Forti emozioni come passione amorosa, gelosia oppure odio possono trasformare le donne in questi terribili mostri. Questo è uno dei principali temi del teatro delle maschere Noh.

La più famosa storia su questo mostro è quella di Kiyo Hime.
Il padre della ragazza possedeva un capanno dove ogni anno un monaco si fermava a meditare e riposare. Negli anni la ragazza sviluppò un amore profondo per il monaco, ma purtroppo i suoi sentimenti non erano ricambiati dall'interessato.
Una notte Kiyo Hime confessa il suo amore al monaco ma l'uomo proprio non ne vuole sapere e decide di scappare per evitare qualsiasi confronto.
Il religioso riesce a trovare rifugio in un monastero vicino e si nasconde sotto una gigantesca campana.
Nel frattempo, quell'emozione di amore/odio ha intossicato nel profondo la ragazza che si trasforma in un essere con il corpo da serpente e la testa da Hannya.
Ella riesce a scovare il monaco e scioglie la campana con il suo alito infuocato, causando un'atroce morte al suo amato.

Il kanji per indicare il termine oni significa "spirito ancestrale", che è diverso dalla traduzione italiana che si limita ad un "demone" o "orco".
Nel dizionario di lingua giapponese è descritto come: "qualche cosa di nascosto dietro le cose, qualche cosa che non desidera apparire, un anima o uno spirito di una persona morta".
Inizialmente gli oni non avevano una caratterizzazione ben definita, in seguito sono diventati una delle figure mitologiche giapponesi più famose.

Il loro aspetto medio è di umanoidi più alti della media fino ai 3 metri, molto muscolosi. Sovente le loro mani hanno solo 3 dita e sono dotate di artigli, possono avere anche un solo occhio, ma le fauci sono sempre enormi e con denti aguzzi, il numero delle corna è variabile
Possono essere anche figure mezzo umanoide e mezzo animale, con testa di toro o cavallo, la pelle è di colori vari, blu, gialla, rossa, nera.
Gli oni sono difficili da ferire, inoltre hanno la capacità di riattaccarsi gli arti staccati. Come vestiti usano le pelli di animali, e come arma una mazza di ferro o una clava.
Gli oni sono anche femmine, in questo caso vengono chiamate hannya. Le hannya, secondo la mitologia, sono le donne molto gelose che si trasformano in oni.

Secondo Kamatsu Katsuhiko la figura degli oni si è sviluppata grazie ai maghi e ai divinatori seguaci delle tecniche dell'onmyodo (lo yin e lo yan), oni era il termine che indicava gli spiriti che tormentavano gli uomini.

Con la difusione del buddhismo gli oni diventarono guardiani infernali e dispensatori di supplizzi e torture al servizio di Enma.
Gli oni sono antroprofagi, possono ingoiare un uomo in un sol boccone!
Gli oni pur risiedendo nell'inferno giapponese sono presenti anche sulle montagne, sulle isole abbandonate, le cave e in generale in luoghi appartati e protetti. Possono essere riuniti in bande, con un capo molto potente. Possono essere considerati dei sovversivi che abitano in luoghi nascosti lontani dall'autorità dell'Imperatore.
Secondo Baba Akiko gli oni sarebbero la rappresentazione di tutti coloro che furono soppressi o respinti dalla famiglia Fujiwara, che governò il Giappone dal X al XI secolo.
Secondo taluni potrebbero anche essere una antica comunità di fabbri o minatori, vista la presenza della mazza di ferro, che conducevano uno stile di vita differente dalla popolazione.
Una caratteristica delgi oni è quella di avere costumi o consuetudini differenti dalla norma. Per esempio, nel periodo Edo, i bambini che nascevano con i denti erano considerati onigo, figli degli oni, e venivano uccisi o abbandonati subito.
Tutto ciò che era anomalo era considerato un oni, infatti i contadini delle risaie etichettavano gli abitanti delle montagne con questo termine.

Un'altra facoltà degli oni è emettere luce, collegata con la possibilità di dominare i fulmini.
Un costume popolare ancora in voga in Giappone è il rito chiamato oniyarai, cacciata dei demoni, che si svolge il 3 febbraio, giorno in cui si celebra la fine dell'inverno e l'inizio della primavera.



per il vasetto di daruma ormai dovreste sapere di cosa stiamo parlando e, se non lo sapete ancora, aggiornatevi qua : http://lamiss-artistichousewife.blogspot.com/2010/05/giga-e-il-vasetto-di-bodai-daruma.html

Ma, vista la simpatia di questa icona, ecco un'altra splendida legenda legata ad esso!

BODHIDHARMA E LA PIANTA DEL TE
Si narra che, un giorno, il monaco Bodhidharma decise di intraprendere una infinita meditazione sul Buddha.
La meditazione duro', senza sosta e in stato di veglia, per sette lunghi anni.
Giunto al settimo anno Bodhidharma ebbe un cedimento, vacillo' e cadde nel torpore.
Risvegliatosi bruscamente e resosi conto di quello che pensava un fallimento, con un gesto di disperazione, decise di asportarsi le palpebre affinche' non potessero piu' cadere nella tentazione di chiudersi.
Egli se le strappò e le gettò a terra.
Il Buddha misericordioso, apprezzando il suo gesto d'amore, nel punto in cui le palpebre caddero, fece nascere delle piante dalle foglie a forma di palpebra che potessero offrire a chi meditava l'energia per allontanare il sonno.
E fu in questo modo che Bodhidharma fece la scoperta del Te'.



e poi questo meraviglioso serpente azzurro dalla pancia rossa fuoco

SERPENTE
Il serpente è un simbolo potente e complesso, ricco di sfaccettature e significati ambivalenti. Da sempre presente nei miti e nelle leggende come rappresentazione di vita, di morte e rinascita e di totalità dell’essere, viene raffigurato a volte mentre si morde la coda, a formare un cerchio perfetto: l’Uroborus.

E così il serpente mette in evidenza la circolarità dell’esistenza senza inizio e senza fine e suggerisce la conservazione dell’energia vitale che trae nutrimento dalla propria sostanza.
Il serpente cambia pelle e questa immagine è un potente motore di rinnovamento e rigenerazione, di salute e potenza fisica e, per questa ragione, è stato adottato anche come simbolo di cura e guarigione (il bastone di Esculapio).

Le culture orientali chiamano kundalini, l’energia vitale umana assimilabile alla libido e all‘eros, e la rappresentano come un serpente attorcigliato che abita alla base della colonna vertebrale e che, quando si risveglia, allunga le sue spire innalzandosi fino ad arrivare alla sommità del capo (Kundalini letteralmente significa avvolta su se stessa)

L’uomo istintivamente diffida dei serpenti eppure ne subisce fascino ed attrazione. Le caratteristiche di creatura a sangue freddo, confondono e contrastano la nostra natura emotiva e sanguigna e rimandano ad aspetti rinnegati e primitivi della psiche e a reazioni arcaiche legate al cervello rettiliano e quindi meno mediate dalla coscienza, meno controllabili.

Il serpente con il suo veleno può uccidere e la sensazione di pericolo, diffidenza e paura è spesso presente nei sogni a simboleggiare la morte, la paura, l’ ostilità, il tradimento e la menzogna (si pensi al serpente dell’Eden).

Il serpente nei sogni e nei miti, è anche un simbolo fallico, espressione di fertilità, di vitalità, di rinnovamento, di erotismo e piacere del corpo, ma questi contenuti sono stati, in passato, adombrati dal potere della chiesa, che lo vedeva solo come rappresentante di lussuria e di potere demoniaco, animale tentatore e portatore di peccato.



e ora, due foto del lavoro che luigi sta portando avanti sull'altro braccio di fabri... per le relative spiegazioni rimando al prossimo blog sul suo lavoro ;)




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