da Varese, le odierne peripezie ed i mille interessi di una stramba famiglia di tatuatori!

Ho sempre pensato che la mia vita è piena di gente interessante e folkloristica, di gente colorata e gente molto dark,
di occasioni speciali, di fotografie, libri e scambi di informazioni...
Vorrei queste pagine fossero un'occasione per contaminarci e sorriderci su!!!!


Se desiderate contattarmi per qualsiasi chiarimento, opinione o scambio di vedute mi trovate qua: artistichousewife@hotmail.it

domenica 21 novembre 2010

FRANKO B

Ieri si è tatuata Daria, un'amica di Lecco e, parlando con lei, ci ha consigliato di andare al PAC di Milano a vedere la nuova mostra del perfomer FRANKO B.

Con la mente e i ricordi sono tornata indietro di 13 anni quando, interessata all'ambiente artistico underground, mi ero imbattuta in un mondo sotterraneo dove l'arte è fluido, rosso e pieno di vita e morte.
Mi ricordo che acquistavo mensilmente una rivista (la editano ancora?) che si chiamava VIRUS ed era edita da Francesca Alfano Miglietti, teorica di mutazioni legate ai linguaggi visivi, docente all'Accademia di Belle Arti di Bologna e curatore di mostre, rassegne e convegni.
Non era facile reperirla in edicola ma la mia ricerca di informazioni non mi faceva demordere e, alla fine, riuscivo sempre a sfogliarne le pagine e leggerne tutto il contenuto.

Così conobbi FRANKO B, ne rimasi scioccata ma anche molto affascinata.
Il percorso di vita di quest'uomo mi affascinava, stupiva e mi chiudeva lo stomaco.
Nato a Milano nel 1960, sua madre invasata cristiana era convinta di aver partorito un peccatore, un essere più simile ad un animale che ad un uomo e così lo fece crescere chiuso in una gabbia come una bestia, senza istruzione e senza dignità.
Lo chiamava "Franko il cane" e lo faceva mangiare in una ciotola, raramente lo liberava dalla sua gabbia.
Franko fu tratto in salvo dalla croce rossa italiana e, proprio per questo, il suo corpo è ricoperto di tattoo nel quale questo simbolo è ricorrente e incombente.
MI informai sulla rete, lui si era trasferito a Londra e dei suoi incubi ne aveva fatta un'arte e, poco dopo, ebbi l'occasione di vedere la sua performance "Chi mi lecca la ferita?" in una gallery milanese nella quale la Miglietti lavorava.

Lo vidi la sera dell'inaugurazione nel quale anche l'artista era presente: in una stanza bianca, il suo corpo nudo ricoperto di cerone bianco come il muro sul quale poggiava la sua schiena, seduto a terra con un collare ad imbuto di quelli che si usano per evitare che i cani si tolgano punti o altro, con un profondo taglio nella pancia e un lago rosso sul pavimento.
Cinque lunghi minuti nel quale potevi dire o fare quello che volevi.
Rimasi in silenzio, i suoi occhi nei miei e mi resi conto che la vera performance la faceva chi si rendeva spettatore del suo dolore, del suo modo di affrontare questa ferita che, a confronto di un taglio, non è nulla.

Che dire, sicuramente non è per tutti e per molti non è neppure arte ma, vi giuro, che stimo quest'uomo e trovo affascinante l'impatto visivo che sceglie per le sue foto e per le sue istallazioni.
Se potete fateci un salto al PAC, forse noi domani ci andremo perchè alcune esperienze muovono corde che ognuno porta con se e, mettersi alla prova nel farle vibrare, è sempre una ricerca personale importante.

Purtroppo ci sono arrivata un pò tardi,la mostra è agli sgoccioli ma ho deciso di pubblicarla per tutti i curiosi introspettivi come me!

PAC
http://www.comune.milano.it/WebCity/Documenti.nsf/WEBAll/B39230F0B5A864CAC12577AF005323ED?opendocument

sito:
http://www.franko-b.com/

Blog:
http://www.franko-b-news.blogspot.com/




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