da Varese, le odierne peripezie ed i mille interessi di una stramba famiglia di tatuatori!

Ho sempre pensato che la mia vita è piena di gente interessante e folkloristica, di gente colorata e gente molto dark,
di occasioni speciali, di fotografie, libri e scambi di informazioni...
Vorrei queste pagine fossero un'occasione per contaminarci e sorriderci su!!!!


Se desiderate contattarmi per qualsiasi chiarimento, opinione o scambio di vedute mi trovate qua: artistichousewife@hotmail.it

giovedì 23 giugno 2011

"WELCOME" personale di TOñO CAMUñAS

In questi giorni Daviz mi ha ricordato della nuova mostra al "Tik Tak Tattoo" di cui l'inaugurazione è prevista per questo venerdì.
Noi non potremo esserci avendo un invito di matrimonio (ricordate?) ma ci tengo a consigliare a tutti i nostri sonnolenti clienti ad alzare il culetto dal divano e ad andare a godersi questo magnifico appuntamento.
Sicuramente ci sarà di che rifarsi gli occhi e di che divertirsi.

Se vedete Davide e tutto lo staff del Tik Tak salutateceli con tanto affetto.

Toño Camuñas
è un artista atipico e radicale.
Pittore illustratore ed incisore dagli anni 80 Camuñas crea una pittura dell'immaginario, emersa da un inconscio affollato di personaggi stravaganti, tra mostri sotterranei e grotteschi e donzelle d'altri tempi.
Toño fonde l'estetica del fumetti più bizzarri, la cultura del tatuaggio ed un eclettismo simbolico totale creando così uno stile visionario che caratterizza questa artista austero e sovversivo, il quale plasma in innumerevoli modi e su diversi supporti come carta, stoffa, pareti o la pelle stessa.






inaugurazione venerdì 24 giugno ore 19.00

tiktakta2 tattoo * via Riberto 4b * Cantù (como)

in mostra dal 24 giugno al 24 luglio


Noi vedremo di approfittare del primo buco in agenda per andare a godercela per bene!

mercoledì 22 giugno 2011

la festa della Famiglia

Domenica 12 giugno per la nostra adorata "Gino's Family" aka Alice, Angelo e bimbi, era un giorno importante.
All'asilo di Tommy, in concomitanza della fine dell'anno scolastico, si festeggia l'importanza della famiglia con una grande festa nel giardino insieme con tante attività tra le quali giochi, un bel pranzo tutti insieme, la recita splendida dei bimbi e una bella lotteria finale.
E così nel pomeriggio anche io e zio Iggi ;) siamo andati all'asilo a goderci un po' di aria festaiola e a commuoverci per l'impegno e la tenerezza dei bimbi tutti presi dalla loro parte nella grande recita comune.
Al nostro arrivo Marlene dormiva serena tra le braccia di papà Angelo e poco dopo ci siamo goduti Tommy veramente divertito e partecipe del divertimento comune.







Poi ci siamo goduti un caldo sole e una bella bibita fresca tutti insieme.











HO anche scoperto il lato rock del papà di Alice. Un bel tattoo rock'n'roll eseguito in una notte di sbornia con amici e al risveglio.... tach! Uno squalo traditional di tutto rispetto!
Da oggi lo considero ufficialmente uno dei nostri!!! ahaha




E poi, dopo qualche scivolata su e giù dai magnifici scivoli del parco dell'asilo, ad ogni bimbo è stato distribuito un palloncino da far volare in cielo al momento dell'inaugurazione della fontanella per bere, lavarsi le manine costruita in quest'anno e pian piano ricoperta da piastrelle realizzate dai bimbi stessi dell'asilo.












Vi giuro che vederli volare tutti insieme sempre più lontani e alti è stato davvero emozionante per tutti, non solo per i bimbi.

Ormai il pomeriggio stava volgendo al termine, Marlene e Tommy erano saturi di felicità e emozioni e così ci siamo diretti tutti a casa!




W LA FAMIGLIA!

martedì 21 giugno 2011

l'ippogrifo

Rawi, dopo aver terminato la bracciata, ha scelto un ippogrifo all'interno del braccio come nuovo inizio ;)

questo il risultato:






IPPOGRIFO
L'Ippogrifo è una creatura mitologica. Il suo nome deriva dalle parole greche hippos (cavallo) e grypòs (grifone). L'ippogrifo è infatti una creatura alata, originata dall'incrocio tra un cavallo ed un grifone, con testa e ali di aquila, zampe anteriori e petto da leone ed il resto del corpo da cavallo.

La prima descrizione letteraria dell'Ippogrifo si deve a Ludovico Ariosto: nel suo Orlando Furioso esso è infatti la cavalcatura del mago Atlante, soggiogato da Bradamante e poi utilizzato da Ruggero. Viene inoltre cavalcato da Astolfo fino alla Luna per recuperare il senno perduto di Orlando.

La figura dell'ippogrifo venne ideata dall'Ariosto basandosi sulla metafora latina di Virgilio "incrociare grifoni con cavalli". Secondo il mito, infatti, i due animali sarebbero stati nemici naturali. Negli scenari fantastici in cui sono presenti, infatti, sono animali molto rari, proprio per questa inimicizia tra grifoni e cavalli, pari a quella tra cani e gatti.

Nelle leggende medioevali in cui questo animale fantastico appare, è di solito l'animale domestico di un cavaliere o un mago. Funge da eccezionale destriero, poiché può volare veloce come un fulmine. Si dice che sia onnivoro, e che mangi sia piante sia carne.

Spira dopo spira

Super Ninetta prosegue il suo viaggio e, seduta dopo seduta diventa sempre più bella:








IL SERPENTE

Non c'è, forse, animale più rappresentato nella simbologia di tutti i tempi come il serpente. In moltissime culture, nelle leggende, nelle cosmogonie, nei miti, nell'iconografia, protagonista assoluto di molte storie ataviche, è un simbolo dell'inconscio collettivo che riveste grande importanza.
Per non parlare dei sogni che in molte fasi dell'analisi, in soggetti diversi, rappresentano serpenti mordaci, in agguato o dormienti, spaventosi o "stranamente" rassicuranti.
E' simbolo della conoscenza, per questo può anche essere pericoloso, come recita il mito cristiano della creazione.
Il serpente rappresenta un simbolo polivalente, universalmente presente in tutte le culture.
E' l'antenato mitico, il vivificatore, simbolo stesso della cura, è l'animale originario alle sorgenti della vita e della libido.
Nella nostra cultura prevale il suo lato negativo in quanto la Cristianità, soprattutto nel pensiero medioevale, ne ha sottolineato la valenza malefica e distruttrice, associandolo spesso alla lussuria della donna (Eva o la Bestia dell'Apocalisse).
Ma come gli Gnostici videro in esso un detentore privilegiato di misteri esoterici, anche nei Testi Sacri dell'Occidente, il serpente è ambivalente: Cristo, come figura salvifica e rigeneratrice, è stato talvolta raffigurato come il serpente di rame sulla croce.
Archetipo fondamentale, o meglio complesso di archetipi legato alle origini, rimanda al ciclo continuo della vita:
l'Uroboro, il serpente che si morde la coda, sostenendo e avvolgendo la creazione in un cerchio continuo, ne impedisce la fine.
Nella sua forma viva, circolare, rappresenta l'eterno ritorno.
Anche nell'iconografia alchemica svolge da un lato una funzione di circolarità di certi processi chimico-organici, dall'altro entra nelle figure simboliche della scienza ermeneutica, come sole/luna, fratello/sorella ecc.

Animale-simbolo considerato in modo contraddittorio, in molte culture arcaiche rappresenta il mondo degli inferi e il regno dei morti per la sua abitudine a ritirarsi in luoghi nascosti o in buche della terra, ma anche il suo contrario per quella sua apparente capacità di rigenerarsi attraverso il cambio della muta.
In tal modo, e un po' ovunque nel mondo, rimanda alla vita e alla morte, al chiaro e allo scuro, sempre, indissolubilmente, legati.
Essendo in relazione con la terra è in rapporto con gli antenati.
Per questo molte leggende parlano di serpenti sacralizzati.
Rappresenta lo spirito di una grande divinità, cosmografica e geografica.

In Africa è la più antica imago-mundi.
In molte cosmogonie è l'Oceano stesso che racchiude in un quadrato la Terra.
In India, nel tantrismo è la kundalini, un serpente arrotolato alla base della colonna vertebrale che, risvegliandosi, vivifica i chakra; nel macrocosmo è Ananta, che serra tra le sue spire la base dell'asse del mondo.
In Cina è il quinto animale dello Zodiaco, è astuto e pericoloso.



In Giappone, nello scintoismo, svolge un'importante funzione nel mito.
Il Grande Serpente Originario è l'Alfa e l'Omega di ogni manifestazione:
evocato, adorato o temuto da molti popoli in Africa, in India, in Indonesia o in Estremo Oriente. E' il principio di ogni cosa e abita gli strati più profondi della terra, è la riserva, il potenziale da cui provengono tutte le manifestazioni. Rappresenta in modo intenso l'energia psichica, le forze che giacciono nel profondo.
Sul piano umano, è il doppio simbolo dell'anima e della libido e rimanda ad un'ambivalenza sessuale che lo fa essere, in molte tradizioni, maschio e femmina insieme o gemello di se stesso.
E' doppio e Uno e rappresenta la dialettica vivificante.
In Africa, nelle società matriarcali, è signore delle donne e della fecondità, ma anche in India, in Brasile, in Cina e in Nuova Guinea. In Australia due serpenti antenati percorrono la terra senza posa e, a ogni loro sosta, lasciano i maiaurli, spiriti di bambini.
Sia nella cultura greca che in quella egizia, il serpente è colto nella sua doppiezza: è temuto in quanto ha il potere di ricondurre il cosmo nel caos iniziale dell'indifferenziato. Ma è anche apprezzato e venerato poiché rappresenta l'altra faccia dello spirito, il vivificante, l'ispiratore della vita.
Per questo Atena, dea di ogni scienza, tiene in mano e sul petto il serpente da cui nascono altre divinità e Iside porta sulla fronte il cobra reale simbolo di conoscenza, sovranità ed eterna giovinezza.

Il serpente è anche noto come medico e indovino. Esculapio, dio della medicina, è rappresentato con il caduceo (dal greco: verga dell'araldo).



Questo oggetto, attributo di Mercurio, consiste in una bacchetta, talvolta alata, intorno alla quale si attorcigliano due serpenti, simbolo del principio dialettico. Nell'esoterismo è la conoscenza legata al mistero dei processi vitali, per questo è rappresentato sulla croce dei farmacisti. Essere padrone del serpente significa libero accesso all'inconscio (per questi i bambini sono privilegiati rispetto agli adulti)
e conoscenza di tutti i segreti: gli incantatori, nell'antichità, erano degli iniziati.
Vi è un'analogia tra l'intestino, che ne riproduce la forma, il serpente e il labirinto. Questo chiarisce l'origine delle pratiche divinatorie fondate sull'esame delle viscere.
Padrone della forza vitale e simbolo della rigenerazione che avviene attraverso il fuoco, è anche il Drago, suo parente stretto.
Quetzalcoatl, il serpente alato nel mito azteco, incarna le qualità del serpente e dell'uccello, collega cioè terra e cielo, ed è una figura rigeneratrice.

4° seduta... bravo Giuseppe!

Giuseppe non si da tregua e la sua schiena sta svolgendo presto al termine.
Stoico, simpatico e di ottima compagnia Giuseppe ci sta regalando grandi soddisfazioni.

Guardate a che punto è arrivato:






Colgo l'occasione per fare quello che il blog si propone, informare e rendere interessante l'iconografia e l'antropologia di questa antica arte.

La geisha è una tradizionale artista e intrattenitrice giapponese, le cui abilità includono varie arti, quali la musica, il canto e la danza. Le geisha erano molto comuni tra il XVIII e il XIX secolo, ed esistono tutt'oggi, benché il loro numero stia man mano diminuendo. Nel mondo moderno e soprattutto in Occidente vengono erroneamente considerate come prostitute.
La traduzione dei kanji che compongono la parola geisha infatti è da intendersi come "artista" o meglio "persona d'arte".
Nella regione di kyoto le geishe venivano chiamate "geiko" e nella regione del Kansai si usava questo termine per distinguere le geisha di antica tradizione dalle "onsen geisha", geishe che si esibivano in alberghi e luoghi pubblici venendo assimilate come prostitute.
L'apprendista geisha viene chiamata "maiko", con le sue acconciature e il tipico trucco di queste donne si è formata l'immagine stereotipata che se ne ha in occidente.

La nascita di questo ruolo nella società giapponese risale al VII secolo con la figura della "saburuko", cortigiane specializzate nell'intrattenimento della classe nobile.
Ma per veder nascere le prime geishe bisognerà aspettare il 1600 quando per le feste tradizionali veniva creato un'intrattenimento adeguato e di buon gusto. Le prime di esse erano invero uomini, una sorta di giullari vestiti da donne.
Solo dalla metà del secolo successivo le donne si imposero in questo ruolo prendendo rapidamente piede.

Quando nel 1617, durante il periodo Edo, Tokugawa Hidetada, secondo shōgun dello Shogunato Tokugawa, rese la prostituzione legale in tutto il Giappone, bordelli e case di piacere si moltiplicarono a dismisura nelle città; poiché in questi anni la professione della geisha era ancora in via di assestamento, spesso questa figura e quella della prostituta si confusero.

Alla fine del periodo di massimo splendore della cultura nipponica (periodo Edo) i confini con il resto del mondo crollano e i soldati americani sbarcarono sulle coste giapponesi, nella Seconda guerra mondiale, riflettendo subito quest'idea distorta che gli occidentali avevano delle geisha. Costoro, infatti, si aspettavano prostitute di classe, donne completamente asservite all'uomo e desiderose di compiacerlo. Ma questa immagine che si erano portati dietro, non corrispondeva alla realtà, dove le geisha rappresentavano invece gli unici esempi nella civiltà giapponese di donne emancipate e "libere", tutto il contrario di come erano state dipinte.

Nonostante questo, il mito della geisha prostituta, sottomessa e servile non terminò affatto con la fine del conflitto. Contribuì il fatto che, per compiacere i soldati, gli alti ranghi delle forze armate assunsero un vero e proprio esercito (più di 60.000 secondo lo storico orientalista John W. Dower) di prostitute, chiamate "geisha girls", che contribuirono sia ad intrattenere gli uomini che a banalizzare ancor più la figura della geisha vera e propria. Difatti, dopo la vittoria americana, si cominciò a sviluppare, nella neonata Hollywood, un filone cinematografico molto prolifico, teso a ridisegnare ancora una volta la figura di queste donne, stavolta come arma anti-femminista. Le donne, infatti, che avevano preso il posto dei mariti, partiti per il fronte, negli enti pubblici e privati, rivendicavano ora con forza i loro diritti, e quale modo migliore di stroncare questi moti se non far tornare di moda la figura di una donna amorevole e sottomessa? Ecco che l'uomo torna, dopo la liberazione dal vittorianesimo, a rifugiarsi in oriente, per sentirsi servito e riverito.

Tradizionalmente le geisha cominciavano il loro apprendimento in tenerissima età. Anche se alcune bambine venivano e vengono ancora vendute da piccole alle case di geisha ("okiya"), questa non è mai stata una pratica comune in quasi nessun distretto del Giappone. Spesso, infatti, intraprendevano questa professione in maggior numero le figlie delle geisha, o comunque ragazze che lo sceglievano liberamente.

Durante questo periodo di apprendistato, la shikomi (il nome con cui veniva definita una ragazza che iniziava il lungo processo di apprendimento) a frequentare le classi della scuola per geisha. Qui l'apprendista cominciava ad imparare le abilità di cui, diventata geisha, sarebbe dovuta essere maestra: suonare lo shamisen, lo shakuhachi (un flauto di bambù), o le percussioni, cantare le canzoni tipiche, eseguire la danza tradizionale, l'adeguata maniera di servire il tè e le bevande alcoliche, come il sake, come creare composizioni floreali e la calligrafia, oltre che imparare nozioni di poesia e di letteratura ed intrattenere i clienti nei ryotei.

Una volta che la ragazza era diventata abbastanza competente nelle arti delle geisha, e aveva superato un esame finale di danza, poteva essere promossa al secondo grado dell'apprendistato: "minarai".
Le minarai erano sollevate dai loro incarichi domestici, poiché questo stadio di apprendimento era fondato sull'esperienza diretta.
Costoro per la prima volta, aiutate dalle sorelle più anziane, imparavano le complesse tradizioni che comprendono la scelta e il metodo di indossare il kimono, e l'intrattenimento dei clienti. Le minarai, quindi, assistevano ai banchetti nei quali le geisha intrattevano gli ospiti senza però partecipare attivamente; i loro kimono, infatti, ancor più elaborati di quelle delle maiko, parlavano per loro.
Abilità come la conversazione e il giocare, non venivano insegnate a scuola, ma erano apprese dalle minarai in questo periodo, attraverso la pratica. Questo stadio durava, di solito, all'incirca un mese.

Cominciava, così, per l'apprendista il terzo (e più famoso) periodo di apprendimento, chiamato "maiko". Una maiko è un'apprendista geisha, che impara dalla sua onee-san seguendola in tutti i suoi impegni. Il rapporto tra onee-san e imoto-san (che vuol dire "sorella minore") era estremamente stretto: l'insegnamento della onee-san, infatti, era molto importante per il futuro lavoro dell'apprendista, poiché la maiko doveva apprendere abilità rilevanti, come l'arte della conversazione, che a scuola non le erano state insegnate. Arrivate a questo punto, le geisha solitamente cambiavano il proprio nome con un "nome d'arte", e la onee-san spesso aiutava la sua maiko a sceglierne uno che,secondo la tradizione deve contenere la parte iniziale del suo nomee che secondo lei, si sarebbe adattato alla protetta.

La lunghezza del periodo di apprendistato delle maiko poteva durare fino a cinque anni, dopo i quali la maiko veniva promossa al grado di geisha, grado che manteneva fino al suo ritiro. Sotto questa veste, adesso, la geisha poteva cominciare a ripagare il debito che, fino ad allora, aveva contratto con l'okiya; l'addestramento per diventare geisha, infatti, era molto oneroso, e la casa si accollava le spese delle sue ragazze a patto che queste, lavorando, ripagassero il loro debito. Queste somme erano spesso molto ingenti, e a volte le geisha non riuscivano mai a ripagare gli okiya.

Le geisha sono donne nubili, e possono decidere di sposarsi solo ritirandosi dalla professione. Se anche gli impegni di una geisha possono includere anche intrattenimenti di tipo amoroso, questo non è previsto nella sua professione. Una vera geisha non viene pagata per fare sesso, anche se può scegliere di avere relazioni con uomini incontrati durante il suo lavoro, sebbene mantenute al di fuori del contesto del suo lavoro come geisha.
Era uso nel passato che una geisha, per stabilirsi, prendesse un danna, o patrono. Tradizionalmente il danna era un uomo ricco, talvolta sposato, che aveva i mezzi per accollarsi le enormi spese di cui il lavoro di geisha abbisognava; anche oggi la tradizione del danna è viva, in Giappone, ma solo qualche geisha ne sceglie uno.
Anche se succedeva spesso che una geisha ed il suo danna si innamorassero, il sesso non era richiesto come pagamento per il supporto finanziario che il danna elargiva. Le convenzioni e i valori che si celavano dietro questo particolare rapporto sono molto intricate, sconosciute ed incomprensibili agli occidentali, come a molti giapponesi stessi.

veramente affascinante vero?
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