da Varese, le odierne peripezie ed i mille interessi di una stramba famiglia di tatuatori!

Ho sempre pensato che la mia vita è piena di gente interessante e folkloristica, di gente colorata e gente molto dark,
di occasioni speciali, di fotografie, libri e scambi di informazioni...
Vorrei queste pagine fossero un'occasione per contaminarci e sorriderci su!!!!


Se desiderate contattarmi per qualsiasi chiarimento, opinione o scambio di vedute mi trovate qua: artistichousewife@hotmail.it

domenica 13 giugno 2010

Lo chiamavano Shivaji

ahahaha

Matteo è di famiglia ormai.
In settimana abbiamo finito il suo braccio inspirato all'iconografia del pantheon induista e ne simo molto fieri!
Abbiamo, nel corso delle sedute, riso a palla, ascoltato Elvis e guardato film e video musicali di Bollywood (l'hollywood indiano, la sede della produzione di filmati indiani misti al trend degli americani per i film d'azione).
Da qua il soprannome, meritatissimo, di Shivaji.
Tratto dal nome del protagonista di un film indiano di tre ore che si intitola "Shivaji the boss" nel quale ci sono scene d'amore, d'azione tipo Jackie Chan, comiche tipo fantozzi ma tutto all'indiana. Luigi e Matteo ne sono dei fan accaniti ahahah

In questa ultima seduta abbiamo colorato l'interno braccio e quindi Parvati risulta l'unica parte carica per l'infiammazione della zona...






SHIVA
Siva, anche detto Shiva, è uno degli aspetti di Dio per la religione induista, nonché la terza Persona della Trimurti (detta anche, Trinità indù, composta da Brahma, Vishnu e Shiva), all'interno della quale è conosciuto sia come Distruttore che come Creatore. Siva, inoltre, è il supremo aspetto di Dio presso lo Shivaismo, una delle due principali confessioni devozionali monoteiste contemporanee (l'altra è il Vaiṣṇavismo, monoteismo di Vishnu).
Come per qualsiasi altra figura del pantheon induista, ogni elemento della simbologia di Shiva ha un profondo significato allegorico.
* tra le sopracciglia possiede il terzo occhio, l'occhio della saggezza e dell'onniscienza in grado di vedere al di là della semplice manifestazione. Questo attributo è associato alla ghiandola pineale e alla dirompente e indomita energia di Shiva che distrugge il male ed i peccati;
* sulla fronte porta un crescente di luna, raffigurante la luna del quinto giorno (panchami), gioiello apparso dalla zangolatura dell'oceano. Esso si trova vicino al terzo occhio e rappresenta il potere del Soma, l'offerta sacrificale, ad indicare che egli possiede sia il potere di procreazione, sia quello di distruzione. La luna è anche simbolo della misurazione del tempo; il crescente dunque simboleggia il controllo di Shiva sul tempo.
* sulla fronte (così come in altre parti del corpo) porta tre linee orizzontali di Vibhuti, cenere sacra, che rappresentano l'essenza dell'Ātman, il vero Sé che rimane intoccato dalle mala (impurità dovute a ignoranza, ego e azione) e dalle vasana (attrazioni e repulsioni, condizionamenti, attaccamento al corpo, al mondo, alla fama, ai piaceri mondani, ecc.), le quali sono state distrutte nel fuoco della conoscenza. Di conseguenza la Vibhuti è venerata come una forma di Shiva molto importante, che indica l'immortalità dell'anima con cui si manifesta la gloria del Signore;
* dalla sua testa sprizza uno zampillo d'acqua, che è il Gange, il più sacro di tutti i fiumi sacri. Shiva (consapevole che il Gange, nella sua potenza, avrebbe distrutto la Terra) permise solo ad una piccola parte del grande fiume di zampillare dalla sua testa, per attraversare la Terra e portare acqua purificatrice agli esseri umani. L'acqua che scorre è inoltre uno dei cinque elementi che compongono l'universo grossolano e da cui nasce la terra. Il fiume è anche simbolo di prosperità, uno degli aspetti creativi di Shiva;
* possiede dei capelli arruffati (Juta Jata), il cui fluire identifica Shiva con il signore del vento (Vayu), che vive in forma sottile come respiro, presente in tutti gli esseri viventi. Shiva è dunque il respiro vitale di ogni creatura.
* porta intorno al collo un cobra. Shiva è situato al di là dei poteri della morte ed è spesso l'unico supporto nei momenti di estrema sofferenza; egli ingoiò il terribile veleno Halahala (o Kala Kuta) per evitare che lo stesso contaminasse l'universo. Si dice che Parvati, per evitare che il marito si avvelenasse, gli legò un cobra attorno al collo; ciò trattenne il veleno nella sua gola, che divenne blu. Il cobra mortale rappresenta l'aspetto di vincitore della morte che Shiva conquistò in questo modo. Il cobra rappresenta anche l'energia dormiente, chiamata Kundalini, il potere del serpente;
* il suo corpo è cosparso di ceneri funerarie (bhasma), che simboleggiano – oltre alla purezza e la distruzione del falso – la filosofia della vita e della morte, indicando il fatto che nella morte vi sia la realtà ultima della vita;
* ai polsi porta degli anelli di Rudraksha, che si ritiene abbiano proprietà mediche;
* è vestito con: o una pelle di tigre, che simboleggia l'ego e la lussuria da lui uccisi. La tigre è inoltre veicolo di Shakti, la dea dell'energia e del potere. Shiva indossa la pelle di tigre (o, a seconda delle raffigurazioni, vi siede sopra) per indicare la sua vittoria e lo stato di trascendenza verso qualunque tipo di potere o energia, in quanto egli è il Signore e la radice di Shakti (v. paragrafo Shiva - Shakti);
o una pelle di elefante: l'elefante in questo caso rappresenta l'orgoglio; Shiva, indossando la sua pelle, simboleggia il fatto che ha vinto e conquistato l'orgoglio;
o una pelle di cervo: il cervo rappresenta il moto frenetico e incessante della mente, e Shiva indossa la sua pelle per indicare che egli ha controllato perfettamente la mente;
* in una mano regge il Tridente a tre punte, detto Trishula, un simbolo che può avere varie interpretazioni:
o le tre funzioni della Trimurti: creazione, preservazione e distruzione. Il tridente nella mano di Shiva indica che tutti e tre gli aspetti sono in suo controllo;
o come arma, il tridente simboleggia lo strumento per punire i malvagi su tutti e tre i piani: spirituale, sottile e fisico/grossolano;
o la supremazia di Shiva sul tempo: le tre punte rappresentano il suo controllo su passato, presente e futuro;
* in un'altra mano tiene il tamburo (detto damaru), l'origine della parola universale ॐ, ovvero la fonte di tutte le lingue e di tutte le espressioni, nonché simbolo del suono stesso e quindi della creazione [1]. Secondo alcune versioni del mito della creazione, Shiva (rappresentato come Nataraja; vedi paragrafo Il Signore della Danza) crea i mondi eseguendo la danza cosmica (Tandava) e, nel corso di essa, suona il tamburo 14 volte creando gli alfabeti.



IL TORO NANDIR
Nandi è il nome della mitica cavalcatura di Shiva. Si tratta di un toro di colore bianco (simbolo di purezza), le cui quattro zampe rappresentano la Verità, la Rettitudine, la Pace e l'Amore.

Più che un semplice veicolo, Nandi si può considerare il costante e immancabile compagno di Shiva in tutti i suoi spostamenti; tant'è che in qualsiasi tempio dedicato a Shiva, di fronte al santuario principale, la presenza di una scultura di Nandi è una delle caratteristiche essenziali. Così come per Garuda, la grande aquila veicolo di Vishnu, nel corso dei secoli Nandi ha acquisito un'importanza sempre maggiore, fino ad entrare nel pantheon induista come divinità a sé stante; infatti sono presenti in India vari templi dedicati esclusivamente a lui.

Nella simbologia induista, il toro simboleggia sia la forza che l'ignoranza; il fatto che Shiva utilizzi il toro come veicolo, rappresenta l'idea che questa figura divina rimuova l'ignoranza e allo stesso tempo conceda la forza della saggezza ai suoi devoti.

Inoltre il toro è chiamato Vrisha in sanscrito; questa parola può assumere anche il significato di "Dharma" (lett. Rettitudine); ragion per cui, in termini simbolici, la raffigurazione di un toro accanto a Shiva sta ad indicare che, ovunque sia presente Dio, sono presenti anche rettitudine, purezza e giustizia.



SHIVALINGAM
Il Lingam, talvolta chiamato Linga, consiste in un oggetto (che può essere di vari tipi di materiale) dalla forma ovale, simbolo fallico considerato una forma di Shiva. L'utilizzo di questo simbolo come oggetto di adorazione è una tradizione senza tempo in India.

Gli studiosi fanno risalire l'origine del Lingam all'antica civiltà della valle dell'Indo. Secondo i Purāṇa la sua più grande virtù è la sua semplicità, che si pone a metà tra la venerazione delle murti e la loro assenza – né forma né senza forma, come una colonna di fiamme[3].

In termini metafisici, rappresenta la forma dell'Assoluto trascendente senza principio né fine, oppure la forma del relativo formale che si fonde con l'Assoluto senza forma, o Brahman. Sono state proposte varie interpretazioni sull'origine e sul simbolismo dello Shiva Lingam. Mentre Tantra e Purāṇa lo descrivono come un simbolo fallico rappresentante l'aspetto rigenerativo dell'universo materiale, Agama e Shastra non sembrano condividere questa interpretazione, e i Veda non ne fanno menzione.
Un devoto di Shiva esegue la Puja al Lingam, che ne è il simbolo.

Frequente è, invece, la presenza del Lingam nelle Itihasa, i grandi poemi epici induisti: ad esempio, nel Mahābhārata, il grande guerriero Arjuna venerava il Lingam per ottenere Gandhiva, il potente arco di Shiva; nel Rāmāyaṇa, il re Rāvaṇa (grande studioso dei Veda) venerava Shiva e gli chiese l'Atmalinga per farne dono alla madre; il leggendario Markandeya e innumerevoli altri rishi sparsi in tutte le regioni hanno venerato il Lingam dall'aspetto più semplice. I rishi infatti erano soliti abbandonare ogni materialismo per ottenere la spiritualità, e un pugno di terra nella foresta era tutto ciò di cui necessitavano per meditare e venerare la divinità.



PARVATI
Parvati è una dea dell'induismo, consorte di Shiva.
Parvata è una delle parole sanscrite per "montagna"; "Parvati" si può tradurre quindi come "Figlia della montagna" e si riferisce alla sua nascita da Himavan, per l'appunto il Signore/Sovrano delle Montagne. I genitori di Parvati sono infatti Himavat, la personificazione delle cime dell'Himalaya, e l'apsara Menā. Parvati è nominalmente la seconda consorte di Śiva, ma è comunemente considerata la reincarnazione della prima, Sati, figlia di Daksha e detta quindi Dakshayani. Altri nomi di Parvati comprendono Uma, Lalitha, Gowri, Shivakamini, Aparna, Nanda (da qui la sua oggettivazione nel Nanda Devi), l'epiteto materno Mataji, e altre centinaia; il Lalita sahasranama contiene la lista completa.

Nel Kumārasāmbhavam, romanzo epico di Kalidasa, è dettagliata con grande efficacia poetica la storia di Parvati. Parvati era una fanciulla innamorata di Śri Śiva, e Kandarpa (o Kama), deva dell'amore, per aiutarla scoccò una freccia in direzione del dio mentre meditava, in modo da attirare la sua attenzione; quando però egli perse la concentrazione aprì il suo terzo occhio, e Kandarpa fu incenerito all'istante, e così il mondo perse il kāma (desiderio sessuale) e divenne povero e infertile. Parvati ebbe però l'occasione di parlare con Śiva, e dopo il loro matrimonio per sua intercessione Kama fu risuscitato.

In molte interpretazioni delle Scritture induiste, Parvati è considerata rappresentazione di Shakti nel suo aspetto terrifico come Durga e Kali (la Nera che tutto divora), quindi Mater dorata ma anche "oscura". Inoltre, allo stesso modo in cui Śiva rappresenta allo stesso tempo la distruzione e la rigenerazione, la coppia insieme rappresenta sia la forza della rinuncia e dell'ascetismo, sia le gioie matrimoniali.

Parvati, inoltre è considerata come la madre del dio dalla testa d' elefante: Ganesh o Ganesha.

È particolarmente venerate dalle donne sposate che pregandola chiedono salute e longevità per i loro mariti.

È scritto nel Saundarya Lahiri, famosa opera letteraria sulla dea, che lei è la fonte di ogni potere nell'Universo, e che da lei Shri Śiva trae il suo immenso potere. Talvolta nelle raffigurazioni di Śiva metà del suo corpo ha l'aspetto di Parvati.

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